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      Sofia. Mi piace l'aspettare, perché con questo che la
cosa verrà proposta piú tardi, potrà anco megliormente
essere ordinata. Ed a dire il vero, io in gran fretta (per non
mancar il mio dovero per la promessa che ti avevo fatta
di commetterti oggi la richiesta) non ho possuto satisfar a
me medesima, atteso che penso che le cose denno essere
esposte piú per particolare che non ho fatto in questa
nota; la quale ecco vi porgo, perché veggiate (se vi occorrerà
ocio per il camino) la somma de le mie querele.
      Mercurio. Io vedrò questa; ma voi farrete bene di servirvi
della commodità di questo tempo per far piú lungo
e distinto memoriale, a fine che si possa a pieno provedere
al tutto. Io adesso per la prima, per confondere la forza,
voglio andar a suscitar l'Astuzia; acciò che gionta a l'Inganno,
dettar possa una lettera di tradimento contra la
pretenduta ambiziosa Ribellione; per la qual finta lettera
si diverta l'empito maritimo del Turco, ed obste al Gallico
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furore ch'a lunghi passi da qua de l'Alpi per terra
s'avicina. Cossí per difetto di Forza si spinga l'ardire,
si tranquille il popolo, s'assicure il prencipe, ed il timore
spinga la sete de l'Ambizione ed Avarizia senza bere.
E con ciò al fine vegna richiamata la bandita Concordia,
e posta nella sua catedra la Pace, mediante la confirmazione
dell'antiqua Consuetudine di vivere, con abolizione di perigliosa
ed ingrata Novitade.
      Sofia. Va dunque, mio Nume, e piaccia al fato che
felicemente vegnano adempiti i tuoi dissegni, perché non
vegna la mia nemica guerra a turbar il stato mio, non meno
che quel de gli altri.
Fine del secondo dialogo.

Bruno Best 723-724