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a spiegarsi; ne' quali dicevano tante spighe, che sono
particolari più delle messi, per dire tanti anni: e perch'
era troppo infelice l'espressione, i Gramatici v' hanno
supposto troppo di arte.
      IV. L' Ironia certamente non potè cominciare,
che da' tempi della riflessione; perch'ella è formata dal
falso in forza d'una riflessione, che prende maschera
di verità. E qui esce un gran Principio di cose umane,
che conferma l' Origine della Poesia qui scoverta; che i
primi uomini della Gentilità essendo stati semplicissimi,
quanto i fanciulli, i quali per natura son veritieri; le
prime favole non poterono fingere nulla di falso; per lo
che dovettero necessariamente essere, quali sopra ci
vennero diffinite vere narrazioni.
      V. Per tutto ciò si è dimostrato, che tutti i tropi,
che tutti si riducono a questi quattro, i quali si sono
finora creduti ingegnosi ritruovati degli Scrittori, sono
stati necessarj modi di spiegarsi tutte le prime Nazioni
Poetiche, e nella lor'origine aver'avuto tutta la loro
natia propietà: ma poichè col più spiegarsi la mente umana,
si ritruovarono le voci, che significano forme
astratte
, o generi comprendenti le loro spezie, o componenti
le parti co' loro Intieri
; tai parlari delle prime
Nazioni sono divenuti trasporti: e quindi s'incomincian'
a convellere que' due comuni errori de' Gramatici,
che 'l parlare de' Prosatori è propio, impropio quel de' Poeti;
e che prima fu il parlare da prosa, dopoi del verso.
      VI. I mostri, e le trasformazioni Poetiche provennero
per necessità di tal prima Natura Umana, qual'abbiamo
dimostrato nelle Degnità, che non potevan'
astrarre le forme, o le propietà da' subbjetti: onde
con la lor Logica dovettero comporre i subbjetti, per
comporre esse forme
; o distrugger'un subbjetto, per dividere
la di lui forma primiera dalla forma contraria introduttavi
.
Tal Composizione d'idee fece i mostri poetici;
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