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      VIII. Cesarino. Ma è tempo di procedere a considerar
il seguente dissegno simile a questi prossimi avanti rapportati,
con li quali ha certa conseguenza. Vi è un'aquila che
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con due ali s'appiglia al cielo; ma non so come e quanto
vien ritardata dal pondo d'una pietra che tien legata a
un piede. Ed evvi il motto: Scinditur incertum. E certo
significa la moltitudine, numero e volgo delle potenze de
l'anima; alla significazion della quale è preso quel verso:
Scinditur incertum studia in contraria vulgus.

      Il quale volgo tutto generalmente è diviso in due fazioni
(quantunque, subordinate a queste, non mancano
de l'altre); de le quali altre invitano a l'alto dell'intelligenza
e splendore di giustizia, altre allettano, incitano e
forzano in certa maniera al basso, alle sporcizie delle voluttadi
e compiacimenti de voglie naturali. Onde dice
l'articolo:
      Bene far voglio, e non mi vien permesso;
Meco il mio sol non è, bench'io sia seco,
Che per esser con lui, non son piú meco,
Ma da me lungi, quanto a lui piú presso.
      Per goder una volta, piango spesso;
Cercando gioia, afflizïon mi reco;
Perché veggio tropp'alto, son sí cieco;
Per acquistar mio ben, perdo me stesso.
      Per amaro diletto e dolce pena
Impiombo al centro, e vers'il ciel m'appiglio;
Necessità mi tien, bontà mi mena;
      Sorte m'affonda, m'inalza il consiglio;
Desio mi sprona, ed il timor m'affrena;
Cura m'accende, e fa tardo il periglio.
      Qual diritto o divertiglio
Mi darà pace, e mi torrà de lite,
S'avvien ch'un sí mi scacce, e l'altro invite?

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      L'ascenso procede nell'anima dalla facultà ed appulso
ch'è nell'ali, che son l'intelletto ed intellettiva volontade,
per le quali essa naturalmente si referisce ed ha la sua
mira a Dio, come a sommo bene e primo vero, come all'absoluta
bontà e bellezza; cossí come ogni cosa naturalmente
ha impeto verso il suo principio regressivamente, e progressivamente
verso il suo fine e perfezione, come ben disse
Empedocle. Da la cui sentenza mi par che si possa inferire
quel che disse il Nolano in questa ottava:
      Convien ch'il sol, donde parte, raggiri,
E al suo principio i discorrenti lumi;
E 'l ch'è di terra, a terra si retiri,
E al mar corran dal mar partiti fiumi,
Ed ond' han spirto e nascon i desiri
Aspiren, come a venerandi numi.
Cossí dalla mia diva ogni pensiero
Nato, che torne a mia diva è mistiero.

      La potenza intellettiva mai si quieta, mai s'appaga in
verità compresa, se non sempre oltre ed oltre procede alla
verità incomprensibile. Cossí la volontà che séguita l'apprensione,
veggiamo che mai s'appaga per cosa finita.
Onde per consequenza non si referisce l'essenza de l'anima
ad altro termine che al fonte della sua sustanza ed entità.
Per le potenze poi naturali, per le quali è convertita al
favore e governo della materia, viene a referirse ed aver
appulso, a giovare ed a comunicar de la sua perfezione
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a cose inferiori per la similitudine che ha con la divinità,
che per la sua bontade si comunica o infinitamente producendo,
idest communicando l'essere a l'universo infinito e
mondi innumerabili in quello; o finitamente, producendo
solo questo universo suggetto alli nostri occhi e comun
raggione. Essendo dunque che nella essenza unica de l'anima
se ritrovano questi doi geni de potenze, secondo che è ordinata
ed al proprio e l'altrui bene, accade che si depinga
con un paio d'ali, mediante le quali è potente verso l'oggetto
delle prime ed immateriali potenze; e con un greve
sasso, per cui è atta ed efficace verso gli oggetti delle seconde
e materiali potenze. Là onde procede che l'affetto
intiero del furioso sia ancipite, diviso, travaglioso e messo
in facilità de inchinare piú al basso, che di forzarsi ad alto:
atteso che l'anima si trova nel paese basso e nemico, ed
ottiene la regione lontana dal suo albergo piú naturale,
dove le sue forze son piú sceme.
      Cesarino. Credi che a questa difficultà si possa riparare?
      Maricondo. Molto bene; ma il principio è durissimo, e
secondo che si fa piú e piú fruttifero progresso di contemplazione,
si doviene a maggiore e maggior facilità. Come
avviene a chi vola in alto che, quanto piú s'estoglie da la
terra, vien ad aver piú aria sotto che lo sustenta, e consequentemente
meno vien fastidito dalla gravità; anzi, tanto
può volar alto, che, senza fatica de divider l'aria, non può
tornar al basso, quantunque giudicasi che piú facil sia divider
l'aria profondo verso la terra, che alto verso l'altre
stelle.
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      Cesarino. Tanto che col progresso in questo geno s'acquista
sempre maggiore e maggiore facilità di montare
in alto?
      Maricondo. Cossí è; onde ben disse il Tansillo:
Quanto più sott'il piè l'aria mi scorgo,
Più le veloci penne al vento porgo,
E spreggio il mondo, e verso il ciel m'invio.

      Come ogni parte de corpi e detti elementi quanto piú
s'avvicina al suo luogo naturale, tanto con maggior impeto
e forza va, sin tanto che al fine (o voglia o non) bisogna che
vi pervegna. Qualmente dunque veggiamo nelle parti de
corpi a gli proprii corpi, cossí doviamo giudicare de le cose
intellettive verso gli proprii oggetti, come proprii luoghi,
patrie e fini. Da qua facilmente possete comprendere il
senso intiero significato per la figura, per il motto e per
gli carmi.
      Cesarino. Di sorte che quanto vi s'aggiongesse, tanto
mi parrebe soverchio.
Bruno Furori 1094-1095-1096-1097-1098