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      Tu, Consultazion, mi farai intendere quando mi conviene
sciôrre o rompere la mal impiegata occupazione;
la qual degnamente prenderà la mira non ad oro e facultadi
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da volgari e sordidi ingegni; ma a que' tesori che meno
ascosi e dispersi dal tempo, son celebrati e colti nel campo
de l'eternitade; a fin che non si dica di noi, come di quelli:
meditantur sua stercora scarabaei. Tu, Pazienza, confirmami,
affrenami ed administrami quel tuo Ocio eletto, a cui non
è sorella la Desidia, ma quello che è fratello de la Toleranza.
Mi farai declinar dall'inquietudine ed inclinare alla
non curiosa Sollecitudine. Allora mi negarai il correre,
quando correr mi cale dove son precipitosi, infami e mortali
intoppi. Allora non mi farai alzar l'ancora e sciôrre la
poppa dal lido, quando aviene che mi commetta ad insuperabile
turbulenza di tempestoso mare. Ed in questo mi
donarai ocio di abboccarmi con la Consultazione, la quale
mi farà guardar prima me stessa; secondo, il negocio ch' ho
da fare; terzo, a che fine e perché; quarto, con quai circonstanze;
quinto, quando; sesto, dove; settimo, con cui.
Bruno Best 716-717