— 715 —
      Cossí la Sollecitudine, avendo ringraziato Giove e gli
altri, prende il suo camino e parla in questa forma: - Ecco,
io Fatica muovo gli passi, mi accingo, mi sbraccio. Via
da me ogni torpore, ogni ocio, ogni negligenza, ogni desidiosa
acedia, fuori ogni lentezza! Tu, Industria mia,
proponite avanti gli occhi della considerazione il tuo profitto,
il tuo fine. Rendi salutifere quelle altrui tante calunnie,
quelli altrui tanti frutti di malignitade ed invidia,
e quel tuo raggionevole timore che ti cacciâro dallo tuo
natio albergo, che ti alienâro da gli amici, che ti allontanâro
dalla patria, e ti bandîro a poco amichevole contrade.
Fa', Industria mia, meco glorioso quello essilio e travagli,
sopra la quiete, sopra quella patria tranquillitade, commoditade
e pace. Su, Diligenza, che fai? perché tanto ociamo
e dormiamo vivi, se tanto tanto doviamo ociar e dormire
in morte? Atteso che, se pur aspettiamo altra vita o altro
modo di esser noi, non sarà quella nostra, come de chi
siamo al presente; percioché questa, senza sperar giamai
ritorno, eternamente passa. Tu, Speranza, che fai, che non
mi sproni, che non m'inciti? Su, fa' ch'io aspetti da cose
difficili exito salutare, se non mi affretto avanti tempo e
non cesso in tempo; e non far ch'io mi prometta cosa per
quanto viva, ma per quanto ben viva. Tu, Zelo, siimi
sempre assistente, a fine ch'io non tente cose indegne di
nume da bene, e che non stenda le mani a quei negocii
che sieno caggione di maggior negocio. Amor di gloria,
— 716 —
presentami avanti gli occhi quanto sia brutto a vedere,
e cosa turpe di esser sollecito della sicurtà nell'entrata e
principio del negocio. [>]

Bruno Best 715-716