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      Adiuro vos, o dottori Nundinio e Torquato, per il pasto
de gli antropofagi, per la pila del cinico Anaxarco, per gli
smisurati serpenti di Laocoonte e per la tremebonda piaga
di San Rocco, che richiamate, se fusse nel profondo abisso,
e dovesse essere nel giorno del giudizio, quel rustico ed
incivile vostro pedagogo che vi dié creanza, e quell'altro
archiasino ed ignorante che v'insegnò di disputare; a fin
che vi risaldano le male spese e l'interesse del tempo e
cervello, che v'han fatto perdere. Adiuro vos, barcaroli
londrioti, che con gli vostri remi battete l'onde del Tamesi
superbo, per l'onor d' Eveno e Tiberino, per quali son
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nomati dui famosi fiumi, e per la celebrata e spaciosa sepoltura
di Palinuro, che per nostri danari ne guidate al porto.
E voi altri, Trasoni salvatici e fieri mavorzii del popolo
villano, siete scongiurati per le carezze che ferno le Strimonie
ad Orfeo, per l'ultimo servizio che ferno i cavalli
a Diomede ed al fratel di Semele e per la virtù del sassifico
brocchier di Cefeo, che, quando vedete ed incontrate
i forastieri e viandanti, se non volete astenervi da que' visi
torvi ed erinnici, al meno l'astinenza da quegli urti vi sii
raccomandata. Torno a scongiurarvi tutti insieme, altri
per il scudo ed asta di Minerva, altri per la generosa prole
del Troiano cavallo, altri per la veneranda barba d'Esculapio,
altri per il tridente di Nettuno, altri per i baci che
dierno le cavalle a Glauco, ch' un'altra volta con meglior
dialogi ne facciate far notomia di fatti vostri, o almen
tacere.
Il fine de la Cena de le ceneri.

Bruno Cena 170-171