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      Prudenzio. Io ti scongiuro, Nolano, per la speranza
ch' hai nell'altissima ed infinita unità, che t'avviva e adori;
per gli eminenti numi, che ti protegeno e che onori; per il
divino tuo genio, che ti defende e in cui ti fidi, che vogli
guardarti di vile, ignobili, barbare e indegne conversazioni;
a fin che non contrai per sorte tal rabbia e tanta ritrosia,
che dovenghi forse come un satirico Momo tra gli dei,
e come un misantropo Timon tra gli uomini. Rimanti tra
tanto appo l'illustrissimo e generosissimo animo del signor
di Mauvissiero (sotto l'auspicii del quale cominci a publicar
tanto sollenne filosofia), che forse verrà qualche sufficientissimo
mezzo, per cui gli astri e' potentissimi superi ti
guidaranno a termine tale, onde da lungi possi riguardar
simil brutaglia. E voi altri, assai nobili personaggi, siete
scongiurati per il scettro del fulgorante Giove, per la civilità
famosa di Priamidi, per la magnanimità del senato
e popolo Quirino, e per il nettareo convito che sopra l'Etiopia
bugliente fan gli Dei, che, se per sorte un'altra volta
avviene che il Nolano, per farvi servizio o piacere o favore,
venghi a pernottar in vostre case, facciate di modo, che
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da voi sii difeso da simili rancontri; e dovendo per l'oscuro
cielo ritornar a la sua stanza, se non lo volete far accompagnar
con cinquanta o cento torchi, i quali, ancor che
debba marciar di mezo giorno, non gli mancaranno, se gli
avverrà di morir in terra catolica romana, fatelo al meno
accompagnar con un di quelli; o pur, se questo vi parrà
troppo, improntategli una lanterna con un candelotto di
sevo dentro; a fin ch' abbiamo faconda materia di parlar
della sua buona venuta da vostre case, della qual non si
è parlato ora.
Bruno Cena 169-170