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      VI. Cesarino. Tutto va bene. Vengamo a quel che séguita.
Veggio una nave inchinata su l'onde; ed ha le sarte
attaccate a lido ed ha il motto: Fluctuat in portu. Argumentate
quel che può significare; e se ne siete risoluto, esplicate.
      Maricondo. E la figura ed il motto ha certa parentela
col precedente motto e figura, come si può facilmente comprendere,
se alquanto si considera. Ma leggiamo l'articolo:
      Se da gli eroi, da gli dei, da le genti
Assicurato son che non desperi;
Né tema, né dolor, né impedimenti
De la morte, del corpo, de piaceri

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      Fia ch'oltre apprendi, che soffrisca e senti;
E perché chiari vegga i miei sentieri,
Faccian dubio, dolor, tristezza spenti
Speranza, gioia e gli diletti intieri.
      Ma se mirasse, facesse, ascoltasse
Miei pensier, miei desii e mie raggioni,
Chi le rende sí 'ncerti, ardenti e casse,
      Sí graditi concetti, atti, sermoni,
Non sa, non fa, non ha qualunque stassi
De l'orto, vita e morte a le maggioni.
      Ciel, terr', orco s'opponi;
S'ella mi splend'e accend'ed emmi a lato,
Farammi illustre, potente e beato.

      Da quel che ne gli precedenti discorsi abbiamo considerato
e detto si può comprendere il sentimento di ciò, massime
dove si è dimostrato che il senso di cose basse è attenuato
ed annullato dove le potenze superiori sono gagliardamente
intente ad oggetto piú magnifico ed eroico.
È tanta la virtú della contemplazione (come nota Iamblico)
che accade tal volta non solo che l'anima ripose da gli atti
inferiori, ma, ed oltre, lascie il corpo a fatto. Il che non
voglio intendere altrimente che in tante maniere, quali
sono esplicate nel libro De' trenta sigilli, dove
son prodotti tanti modi di contrazione; de quali alcune
vituperosa-, altre eroicamente fanno che non s'apprenda
tema di morte, non si soffrisca dolor di corpo, non si sentano
impedimenti di piaceri; onde la speranza, la gioia
e gli diletti del spirto superiore siano di tal sorte intenti,
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che faccian spente le passioni tutte che possano aver origine
da dubbio, dolore e tristezza alcuna.
      Cesarino. Ma che cosa è quella da cui richiede che mire
a que' pensieri ch'ha resi cossí incerti, compisca gli suoi
desii che fa sí ardenti, ed ascolte le sue raggioni che rende
sí casse?
      Maricondo. Intende l'oggetto il quale allora il mira,
quando esso se gli fa presente; atteso che veder la divinità
è l'esser visto da quella, come vedere il sole concorre con
l'esser visto dal sole. Parimente essere ascoltato dalla divinità
è a punto ascoltar quella, ed esser favorito da quella
è il medesimo esporsegli: dalla quale una medesima ed
immobile procedeno pensieri incerti e certi, desii ardenti
ed appagati, e raggioni exaudite e casse, secondo che degna-
o indegnamente l'uomo se gli presenta con l'intelletto,
affetto ed azioni. Come il medesimo nocchiero vien detto
caggione della summersione o salute della nave, per quanto
che o è a quella presente, overo da quella trovasi absente;
eccetto che il nocchiero per suo diffetto o compimento
ruina e salva la nave; ma la divina potenza che è tutta in
tutto, non si porge o suttrae se non per altrui conversione
o aversione.
Bruno Furori 1090-1091-1092