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      V. Cesarino. Appresso veggasi quel che séguita. Ecco la
ruota del tempo affissa, che si muove circa il centro proprio, e
vi è il motto: Manens moveor. Che intendete per quella?
      Maricondo. Questo vuol dire, che si muove in circolo;
dove il moto concorre con la quiete, atteso che nel moto
orbiculare sopra il proprio asse e circa il proprio mezzo si
comprende la quiete e fermezza secondo il moto retto;
over quiete del tutto e moto, secondo le parti; e da le parti
che si muoveno in circolo, si apprendeno due differenze
di lazione, in quanto che successivamente altre parti montano
alla sommità, altre dalla sommità descendeno al
basso; altre ottegnono le differenze medianti, altre tegnono
l'estremo dell'alto e del fondo. E questo tutto mi par che
comodamente viene a significar quel tanto che s'esplica
nel seguente articolo:
      Quel ch'il mio cor aperto e ascoso tiene,
Beltà m'imprime ed onestà mi cassa,
Zelo ritiemmi, altra cura mi passa
Per là d'ond'ogni studio a l'alma viene:
      Quando penso suttrarmi da le pene,
Speme sustienmi, altrui rigor mi lassa;
Amor m'inalza, e riverenz'abbassa,
Allor ch'aspiro a l'alt'e sommo bene.
      Alto pensier, pia voglia, studio intenso
De l'ingegno, del cor, de le fatiche,
A l'oggetto inmortal, divin, inmenso

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      Fate ch'aggionga, m'appiglie e nodriche;
Né piú la mente, la raggion, il senso
In altro attenda, discorra, s'intriche;
      Onde di me si diche:
Costui or ch'av'affissi gli occhi al sole,
Che fu rival d' Endimion, si duole.

      Cossí come il continuo moto d'una parte suppone e
mena seco il moto del tutto, di maniera che dal ributtar
le parti anteriori sia conseguente il tirar de le parti posteriori;
cossí il motivo de le parti superiori resulta necessariamente
nell'inferiori, e dal poggiar d'una potenza opposita
séguita l'abbassar de l'altra opposita. Quindi viene il
cor (che significa tutti l'affetti in generale) ad essere ascoso
ed aperto, ritenuto dal zelo, sullevato da magnifico pensiero,
rinforzato da la speranza, indebolito dal timore. Ed in
questo stato e condizione si vederà sempre che trovarassi
sotto il fato della generazione.
Bruno Furori 1089-1090