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Considerate, che, quantunque
diciamo quattro essere questi moti, nulla di meno è da
notar, che tutti concorreno in un composto. Secondo, che,
benché le chiamiamo circulari, nullo però di quelli è veramente
circulare. Terzo, che, benché molti si siino affaticati
di trovar la vera regola de tai moti, l'han fatto, e quei
che s'affaticaranno, lo faranno invano; perché nessuno di
que' moti è a fatto regolare e capace di lima geometrica.
Son dunque quattro, e non denno esser piú né meno moti
(voglio dir differenze di mutazion locale nella terra), de' quali
l'uno irregolare necessariamente rende gli altri irregolari,
i quali voglio che si discrivano nel moto di una palla
che è gittata nell'aria.
      Quella prima col centro si muove da A in B [fig. 9].
Secondo, intra tanto che con il centro si muove da alto
a basso, o da basso in alto, si svolge circa il proprio centro,
movendo il punto I al loco del punto K ed il punto K al
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loco del punto I. Terzo, tornando a poco a poco, ed avanzando
di camino e velocità di giro, over perdendo e scemando
(come accade alla palla che, montando in alto da
quel che prima si moveva piú velocemente, poi si muove
piú tardi ed il contrario fa ritornando al basso, e in mediocre

proporzione nelle mezze distanze,
per le quali ascende e descende)
a quella abitudine che
tiene questa metà della circonferenza,
che è notata per 1, 2, 3,
4, promoverrà quell'altra metà
la quale è 5, 6, 7, 8. Quarto,
perché questa conversione non
è retta, atteso che non è come
d'una ruota, che corre con l'impeto
d'un circolo, in cui consista
il momento della gravità; ma si
va obliquando, perché è di un
globo, il quale facilmente può inchinarsi
a tutte parti, però il
punto I e K non sempre si converteno per la medesma rettitudine;
onde è necessario, che o a lungo o a breve, o ad
interrotto o a continuo andare si dovenghi a tanto, che
si adempisca quel moto, per il quale il punto O si faccia
dove è il punto V, e per il contrario. [>]
Bruno Cena 166-167