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      Terzo, devi sapere che, essendo la sustanza ed essere
distinto ed assoluto da la quantità, e per conseguenza la
misura e numero non è sustanza ma circa la sustanza,
non ente ma cosa di ente, aviene che necessariamente doviamo
dire la sustanza essenzialmente essere senza numero
e senza misura, e però una e individua in tutte le cose particolari;
le quali hanno la sua particularità dal numero,
cioè da cose che sono circa la sustanza. Onde chi apprende
Poliinnio come Poliinnio, non apprende sustanza particolare,
ma sustanza nel particolare e nelle differenze, che
son circa quella; la quale per esse viene a ponere questo
uomo in numero e moltitudine sotto una specie. Qua,
come certi accidenti umani fanno moltiplicazione di questi
chiamati individui dell'umanità, cossí certi accidenti animali
fanno moltiplicazione di queste specie dell'animalità.
Parimenti certi accidenti vitali fanno moltiplicazione di
questo animato e vivente. Non altrimente certi accidenti
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corporei fanno moltiplicazione di corporeità. Similmente
certi accidenti di sussistenza fanno moltiplicazione di sustanza.
In tal maniera certi accidenti di essere fanno moltiplicazione
di entità, verità, unità, ente, vero, uno.
      Quarto, prendi i segni e le verificazioni per le quali
conchiuder vogliamo gli contrarii concorrere in uno, onde
non fia difficile al fine inferire che le cose tutte sono uno,
come ogni numero, tanto pare quanto ímpare, tanto finito
quanto infinito, se riduce all'unità; la quale iterata con il
finito pone il numero, e con l'infinito nega il numero.
I segni le prenderai dalla matematica, le verificazioni da
le altre facultadi morali e speculative. Or, quanto a' segni,
ditemi: che cosa è piú dissimile alla linea retta, che il circolo?
che cosa è piú contrario al retto che il curvo? Pure
nel principio e minimo concordano, atteso che (come divinamente
notò il Cusano, inventor di piú bei secreti di geometria)
qual differenza trovarai tu tra il minimo arco e la

minima corda? Oltre, nel massimo,
che differenza trovarai
tra il circolo infinito e la linea
retta? Non vedete come il
circolo ] , quanto è piú grande,
tanto piú con il suo arco si
va approssimando alla rettitudine?
Chi è sí cieco, che non
veda qualmente l'arco BB,
per esser piú grande che l'arco
AA, e l'arco CC piú grande che l'arco BB, e l'arco DD
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piú che gli altri tre, riguardano ad esser parte di maggior
circolo; e con questo piú e piú avicinarsi alla rettitudine
della linea infinita del circolo infinito, significata per IK?
Quivi certamente bisogna dire e credere che, sí come quella
linea che è piú grande, secondo la raggione di maggior
grandezza, è anco piú retta; similmente la massima di tutte
deve essere in superlativo piú di tutte retta; tanto che al
fine la linea retta infinita vegna ad esser circolo infinito.
Ecco dunque come non solamente il massimo e il minimo
convegnono in uno essere, come altre volte abbiamo dimostrato,
ma ancora nel massimo e nel minimo vegnono
ad essere uno e indifferente gli contrari.
Bruno Causa 334-335-336