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      IV. Maricondo. Ma procediamo oltre a vedere quel che
significa il resto.
      Cesarino. Dite se avete prima considerato e visto quel
che voglia dir questo fuoco in forma di core con quattro
ali, de le quali due hanno gli occhi, dove tutto il composto
è cinto de luminosi raggi, ed hassi incirca scritta la questione:
Nitimur in cassum?
      Maricondo. Mi ricordo ben che significa il stato de la
mente, core, spirito ed occhi del furioso; ma leggiamo
l'articolo:
      Questa mente ch'aspira al splendor santo,
Tant'alti studi disvelar non ponno;
Il cor, che recrear que' pensier vonno,
Da guai non può ritrarsi piú che tanto;
      Il spirto che devria posarsi alquanto
D'un momento al piacer, non si fa donno;
Gli occhi ch'esser derrian chiusi dal sonno,
Tutta la notte son aperti al pianto.
      Oimè, miei lumi, con qual studio ed arte
Tranquillar posso i travagliati sensi?
Spirto mio, in qual tempo ed in quai parti
      Mitigarò gli tuoi dolori intensi?
E tu, mio cor, come potrò appagarti
Di quel ch'al grave tuo suffrir compensi?
      Quand'i debiti censi
Daratti l'alma, o travagliata mente,
Col cor, col spirto e con gli occhi dolente?

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      Perché la mente aspira al splendor divino, fugge il consorzio
de la turba, si ritira dalla commune opinione: non
solo, dico, e tanto s'allontana dalla multidudine di suggetti,
quanto dalla communità de studii, opinioni e sentenze;
atteso che per contraer vizii ed ignoranze tanto è maggior
periglio, quanto è maggior il popolo a cui s'aggionge.
Nelli publici spettacoli, disse il filosofo morale,
mediante il piacere piú facilmente
gli vizii s'ingeriscono
. Se aspira al splendor
alto, ritiresi quanto può all'unità, contraasi quanto è possibile
in se stesso, di sorte che non sia simile a molti, perché
son molti; e non sia nemico de molti, perché son dissimili,
se possibil sia serbar l'uno e l'altro bene; altrimente s'appiglie
a quel che gli par megliore.
      Conversa con quelli gli quali o lui possa far megliori,
o da gli quali lui possa esser fatto megliore, per splendor
che possa donar a quelli, o da quelli possa ricever lui. Contentesi
piú d'uno idoneo che de l'inetta moltitudine. Né
stimarà d'aver acquistato poco, quando è dovenuto a tale
che sia savio per sé, sovvenendogli quel che dice Democrito:
Unus mihi pro populo est, et populus pro uno; e che
disse Epicuro ad un consorte de suoi studii, scrivendo:
Haec tibi, non multis; satis enim magnum alter alteri theatrum
sumus
.
      La mente dunque ch'aspira alto, per la prima lascia la
cura della moltitudine, considerando che quella luce spreggia
la fatica, e non si trova se non dove è l'intelligenza; e non
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dove è ogni intelligenza, ma quella che è tra le poche,
principali e prime la prima, principale ed una.
      Cesarino. Come intendi che la mente aspira alto? verbi
grazia, con guardar sempre alle stelle? al cielo empireo?
sopra il cristallino?
      Maricondo. Non certo, ma procedendo al profondo della
mente, per cui non fia mistiero massime aprir gli occhi al
cielo, alzar alto le mani, menar i passi al tempio, intonar
l'orecchie de simulacri, onde piú si vegna exaudito; ma
venir al piú intimo di sé, considerando che Dio è vicino,
con sé e dentro di sé piú ch'egli medesimo esser non si
possa; come quello ch'è anima de le anime, vita de le vite,
essenza de le essenze: atteso poi che quello che vedi alto
o basso, o incirca (come ti piace dire) degli astri, son corpi,
son fatture simili a questo globo in cui siamo noi, e nelli
quali non piú né meno è la divinità presente che in questo
nostro, o in noi medesimi. Ecco dunque come bisogna
fare primeramente de ritrarsi dalla moltitudine in se stesso.
Appresso deve dovenir a tale che non stime ma spreggie
ogni fatica, di sorte che quanto piú gli affetti e vizii combattono
da dentro, e gli viziosi nemici contrastano di fuori,
tanto piú deve respirar e risorgere, e con uno spirito (se
possibil fia) superar questo clivoso monte. Qua non bisognano
altre armi e scudi che la grandezza d'un animo invitto
e toleranza de spirito che mantiene l'equalità e tenor
della vita, che procede dalla scienza, ed è regolato da
l'arte di specolar le cose alte e basse, divine ed umane,
dove consiste quel sommo bene. Per cui disse un filosofo
morale, che scrisse a Lucilio: non bisogna tranar le Scille,
le Cariddi, penetrar gli deserti de Candavia ed Apennini,
o lasciarsi a dietro le Sirti; perché il camino è tanto sicuro
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e giocondo quanto la natura medesima abbia possuto ordinare.
Non è, dice egli, l'oro ed argento che faccia simile
a Dio, perché non fa tesori simili; non gli vestimenti, perché
Dio è nudo; non la ostentazione e fama, perché si mostra
a pochissimi, e forse che nessuno lo conosce, e certo molti,
e piú che molti hanno mala opinion de lui; non tante e
tante altre condizioni de cose che noi ordinariamente admiriamo,
perché non queste cose delle quali si desidera la
copia, ne rendeno talmente ricchi, ma il dispreggio di
quelle.
      Cesarino. Bene: ma dimmi appresso, in qual maniera
costui Tranquillarà gli sensi, mitigarà
gli dolori del spirito, appagarà il core
e darà gli proprii censi a la mente
, di
sorte che con questo suo aspirare e studii non debba dire:
Nitimur in cassum?
      Maricondo. Talmente trovandosi presente al corpo che
con la meglior parte di sé sia da quello absente, farsi come
con indissolubil sacramento congionto ed alligato alle cose
divine, di sorte che non senta amor né odio di cose mortali,
considerando d'esser maggiore che esser debba servo e
schiavo del suo corpo; al quale non deve altrimente riguardare
che come carcere che tien rinchiusa la sua libertade,
vischio che tiene impaniate le sue penne, catena che tien
strette le sue mani, ceppi che han fissi gli suoi piedi, velo
che gli tien abbagliata la vista. Ma con ciò non sia servo,
cattivo, inveschiato, incatenato, discioperato, saldo e
cieco; perché il corpo non gli può piú tiranneggiare ch'egli
medesimo si lasce: atteso che cossí il spirito proporzionalmente
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gli è preposto, come il mondo corporeo e materia è
suggetta alla divinitade ed a la natura. Cossí farassi forte
contra la fortuna, magnanimo contra l'ingiurie, intrepido
contra la povertà, morbi e persecuzioni.
      Cesarino. Bene instituito è il furioso eroico!
Bruno Furori 1085-1086-1087-1088-1089