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Prima, dunque, per la sua vita e
delle cose che in quella si contengono, e dar come una respirazione
ed inspirazione col diurno caldo e freddo, luce e
tenebre, in spacio di vintiquattro ore equali la terra si
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muove circa il proprio centro, esponendo al suo possibile
il dorso tutto al sole. Secondo, per la regenerazione delle
cose, che nel suo dorso vivono e si dissolveno, con il centro
suo circuisce il lucido corpo del sole in trecento sessantacinque
giorni ed un quadrante in circa; ove da quattro
punti della ecliptica fa la crida della generazione, dell'adolescenzia,
della consistenzia e della declinazione di sue cose.
Terzo, per la rinovazione di secoli participa un altro moto,
per il quale quella relazione, c'ha questo emisfero superiore
della terra a l'universo, venga ad ottener l'emisfero inferiore,
e quello succeda a quella del superiore. Quarto, per la mutazione
di volti e complessioni della terra, necessariamente
gli conviene un altro moto, per il quale l'abitudine, ch' ha
questo vertice de la terra verso il punto circa l'Artico, si
cangia con l'abitudine, ch' ha quell'altro verso l'opposito
punto de l'Antartico polo. Il primo moto si misura da un
punto de l'equinoziale della terra; sin che torna o al medesmo,
o circa il medesmo. Il secondo moto si misura da un
punto imaginario de l'ecliptica (ch' è la via della terra
circa il sole), sin che ritorna al medesmo, o circa quello.
Il terzo moto si misura da la abitudine, ch' ha una linea
emisferica della terra, che vale per l'orizonte, con le sue
differenze a l'universo, sin che torni la medesima linea, o
proporzionale a quella, alla medesma abitudine. Il quarto
moto si misura per il progresso d'un punto polare de la
terra, che, per il dritto di qualche meridiano passando per
l'altro polo, si converta al medesmo, o circa il medesmo
aspetto, dove era prima. [>]
Bruno Cena 163-164