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Ma con ciò
troviamo molto minor raggione, per la quale il sole e tutta
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l'università de le stelle s'abbino a muovere circa questo
globo, che esso per il contrario debba voltarsi a l'aspetto
dell'universo, facendo il circolo annuale circa il sole, e
diversamente con certe regolate successioni per tutti i lati
svolgersi ed inchinarsi a quello, come a vivo elemento del
fuoco. Non è ragione alcuna, che, senza un certo fine ed
occasione urgente, gli astri innumerabili, che son tanti
mondi, anco maggiori che questo, abbino sí violenta relazione
a questo unico. Non è raggione, che ne faccia dir piú
tosto trepidar il polo, nutar l'asse del mondo, cespitar
gli cardini de l'universo, e sí innumerabili, piú grandi e piú
magnifici globi, ch' esser possono, scuotersi, svoltarsi, ritorcersi,
rappezzarsi, e, al dispetto de la natura, squartarsi
in tanto, che la terra cossí malamente, come possono
dimostrare i sottili optici e geometri, venghi ad ottener
il mezzo, come quel corpo che solo è grave e freddo; il qual
però non si può provar dissimile a qualsivoglia altro, che
riluce nel firmamento, tanto nella sustanza e materia,
quanto nel modo della situazione: perché, se questo corpo
può esser vagheggiato da questo aria, nel quale è fisso,
e quelli possono parimente esser vagheggiati da quello,
che le circonda; se quelli da per se stessi, come da propria
anima e natura possono, dividendo l'aria, circuire qualche
mezzo, e questo niente meno.
Bruno Cena 161-162