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Dimandate ad Aristotele: onde questo avviene? Risponde:
dal sole e dal moto circolare. Non tanto confusa- ed oscuramente,
quanto ancora da lui divina- ed alta- e verissimamente
detto. Ma come? forse come da un filosofo?
Non: ma piú presto come da un divinatore, o pur da uno
che intendeva e non ardiva de dire, forse come colui che
vede e non crede a quel che vede, e se pur il crede, dubita
d'affirmarlo, temendo che alcuno non venghi a constringerlo
di apportar quella raggione, la qual non ha. Referisce,
ma in modo col quale chiuda la bocca a chi volesse
oltre sapere; o forse è modo di parlar tolto dagli antichi
filosofi. Dice dunque, che il caldo, il freddo, l'arido, l'umido
crescono e mancano sopra tutte le parti della terra, ne la
quale ogni cosa ha la rinovazione, consistenza, vecchiaia
e diminuzione; e volendo apportar la causa di questo,
dice: propter solem et circumlationem. Or perché non dice:
propter solis circulationem? Perché era determinato appresso
lui, e conceduto appo tutti filosofi di suoi tempi e di suo
umore, che il sole con il suo moto non possea caggionar
questa diversità: perché, in quanto che l'ecliptica declina
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dall'Equinoziale, il sole eternamente versava tra i doi
punti Tropici; e però esser impossibile d'esser scaldata altra
parte di terra, ma eternamente le zone ed i climi essere in
medesma disposizione. [>]
Bruno Cena 160-161