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      - Che faremo del Cigno? - dimandò Giunone. Rispose
Momo: - Mandiamolo in nome del suo diavolo a
natar con gli altri, o nel lago di Pergusa, o nel fiume Caistro,
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dove arrà molti compagni. - Non voglio cossí, disse
Giove; ma ordino che nel becco sia marcato del mio sigillo
e messo nel Tamesi; perché là sarà piú sicuro ch'in altra
parte, atteso che per la tema di pena capitale non mi potrà
essere cosí facilmente rubbato. - Saviamente, suggionsero
gli dei, hai provisto, o gran padre; - ed aspettavano
che Giove determinasse del successore. Onde séguita il suo
decreto il primo presidente, e dice: - Mi par molto convenevole
che vi sia locata la Penitenza, la qual tra le virtudi
è come il cigno tra gli ucelli: perché la non ardisce,
né può volar alto per il gravor dell'erubescenza ed umile
recognizion di se stessa, si mantiene sommessa; però, togliendosi
a l'odiosa terra, e non ardendo de s'inalzare al
cielo, ama gli fiumi, s'attuffa a l'acqui, che son le lacrime
della compunzione nelle quali cerca lavarsi, purgarsi, mondarsi,
dopo ch'a sé nel limoso lido de l'errore insporcata
dispiacque, mossa dal senso di tal dispiacere, è incorsa la
determinazione del corregersi, e, quanto possibil fia, farsi
simile alla candida innocenza. [>]

Bruno Best 703-704