— 144 —
una sua Sibilla; delle quali ce ne sono mentovate pur
dodici; e le Sibille, e gli oracoli sono le cose più antiche
della Gentilità
.
      Così con le cose tutte qui ragionate accorda quel
d' Eusebio riferito nelle Degnità, ove ragiona de' Principj
dell'Idolatria
; che la prima gente semplice, e rozza
si finse gli Dei ob terrorem praesentis potentiae. Così
il timore fu quello, che finse gli Dei nel Mondo; ma,
come si avvisò nelle Degnità, non fatto da altri ad altri
uomini, ma da essi a se stessi. Con tal Principio
dell'Idolatria
si è dimostrato altresì il Principio della Divinazione,
che nacquero al Mondo ad un parto: a' quali
due Principj va di seguito quello de' Sagrifizj, ch'essi
facevano per proccurare, o sia ben'intender gli auspicj.
      Tal generazione della Poesia ci è finalmente confermata
da questa sua eterna propietà, che la di lei propia
materia è l'impossibile credibile, quanto egli è impossibile,
ch'i corpi sieno menti, e fu creduto, che
'l Cielo tonante si fusse Giove: onde i Poeti non altrove
maggiormente si esercitano, che nel cantare le
mariviglie fatte dalle Maghe per opera d'incantesimi:
lo che è da rifondersi in un senso nascosto, c' hanno
le nazioni dell' Onnipotenza di Dio; dal quale nasce
quell'altro, per lo quale tutti i popoli sono naturalmente
portati a far' infiniti onori alla Divinità: e in
cotal guisa i Poeti fondarono le religioni a' Gentili.
      E per tutte le finora qui ragionate cose si rovescia
tutto ciò, che dell' Origine della Poesia si è detto
prima da Platone, poi da Aristotile, infin'a' nostri
Patrizj, Scaligeri, Castelvetri, ritruovatosi, che per
difetto d'umano raziocinio
nacque la Poesia tanto sublime,
che per Filosofie, le quali vennero appresso, per Arti
e poetiche, e critiche, anzi per queste istesse, non
provenne altra pari, nonchè maggiore: ond' è, il privilegio,
Vico SN44 144