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E se dimandate ad Aristotele il principio e
causa di ciò, risponde, che «gl' interiori de la terra, come
gli corpi delle piante ed animali hanno la perfezione, e poi
invecchiano. Ma è differenza tra la terra e gli altri detti
corpi. Perché essi intieri in un medesmo tempo secondo tutte
le parti hanno il progresso, la perfezione ed il mancamento,
come lui dice, il stato e la vecchiaia: ma nella terra questo
accade successivamente a parte a parte, con la successione
del freddo e del caldo, che caggiona l'aumento e la diminuzione,
la qual séguita il sole ed il giro par cui le parti
della terra acquistano complessioni e virtú diverse. Da qua
i luoghi acquosi in certo tempo rimagnono, poi di novo si
disseccano ed invecchiano, altri si ravvivano e secondo
certe parti s'inacquano. Quindi veggiamo svanir i fonti,
i fiumi or da piccioli dovenir grandi, or da grandi farsi
piccioli, e secchi al fine. E da questo, che gli fiumi si cassano,
proviene, che per necessaria conseguenza si tolgano
i stagni e mutinsi gli mari; il che però, accadendo successivamente
circa la terra a tempi lunghissimi e tardi, a gran
pena la nostra e di nostri padri la vita può giudicare;
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atteso che piú tosto cade la età e la memoria de tutte genti,
ed avvengono grandissime corrozioni e mutazioni, per
desolazioni e desertitudini, per guerre, per pestilenze e per
diluvii, alterazioni di lingue e di scritture, trasmigrazioni
e sterilità de luoghi, che possiamo ricordarci di queste cose
da principio sin al fine per sí lunghi, varii e turbolentissimi
secoli». [>]
Bruno Cena 157-158