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      Oggi presente al Sidneo gli numerati ed ordinati semi
della sua moral filosofia, non perché come cosa nuova le mire,
le conosca, le intenda; ma perché le essamine, considere e giudichi;
accettando tutto quel che si deve accettare, iscusando
tutto quel che si deve iscusare, e defendendo tutto quel che si
deve defendere contra le rughe e supercilio d'ipocriti, il dente e
naso de scíoli, la lima e sibilo de pedanti; avertendo gli primi,
che lo stimino certo di quella religione la quale comincia,
cresce e si mantiene con suscitar morti, sanar infermi e donar
del suo; e non può essere affetto, dove si rapisce quel d'altro,
si stroppiano i sani ed uccidono gli vivi; consegliando a gli
secondi, che si convertano a l'intelletto agente e sole intellettuale,
pregandolo che porga lume a chi non n' ha; facendo
intendere a gli terzi, che a noi non conviene l'essere, quali
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essi sono, schiavi de certe e determinate voci e paroli; ma,
per grazia de dei, ne è lecito, e siamo in libertà di far quelle
servire a noi, prendendole ed accomodandole a nostro commodo
e piacere. Cossí non ne siano molesti gli primi con la perversa
conscienza, gli secondi con il cieco vedere, gli terzi con la mal
impiegata sollecitudine, se non vogliono esser arguiti gli primi
de stoltizia, invidia e malignitade; ripresi gli secondi d'ignoranza,
presunzione e temeritade; notati gli terzi de viltà,
leggerezza e vanitade: per non esserse gli primi astenuti dalla
rigida censura de nostri giudicii, gli secondi da proterva calunnia
de nostri sentimenti, gli terzi dal sciocco crivellar de
nostre paroli.
Bruno Best 552-553