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      Smitho. Avete detto l'aria vaporoso; che direste dell'aria
puro e semplice?
      Teofilo. Quello non è piú soggetto di calore, che di
freddo; non è piú capace e ricetto di umore, quando viene
inspessato dal freddo, che di vapore ed essalazione, quando
viene attenuata l'acqua dal caldo.
      Smitho. Essendo che nella natura non è cosa senza
providenza e senza causa finale, vorrei di nuovo saper da
voi (perché, per quel ch' avete detto, ciò si può perfettamente
comprendere): per qual causa è il moto locale della
terra?
      Teofilo. La caggione di cotal moto è la rinovazione e
rinascenza di questo corpo; il quale, secondo la medesma
disposizione, non può essere perpetuo; come le cose che non
possono essere perpetue secondo il numero (per parlar secondo
il comune) si fanno perpetue secondo la spezie, le
sustanze che non possono perpetuarsi sotto il medesmo volto,
si vanno tutta via cangiando di faccia. Perché, essendo la
materia e sustanza delle cose incorrottibile, e dovendo quella
secondo tutte le parti esser soggetto di tutte forme, a fin
che secondo tutte le parti, per quanto è capace, si fia tutto,
sia tutto, se non in un medesmo tempo ed instante d'eternità,
al meno in diversi tempi, in varii instanti d'eternità
successiva- e vicissitudinalmente; perché, quantunque tutta
la materia sia capace di tutte le forme insieme, non però
de tutte quelle insieme può essere capace ogni parte della
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materia; però a questa massa intiera, della qual consta
questo globo, questo astro, non essendo conveniente la
morte e la dissoluzione, ed essendo a tutta natura impossibile
l'annichilazione, a tempi a tempi, con certo ordine,
viene a rinovarsi, alterando, cangiando, le sue parti tutte:
il che conviene che sia con certa successione, ognuna prendendo
il loco de l'altre tutte; perché altrimente questi corpi,
che sono dissolubili, attualmente talvolta si dissolverebbono,
come avviene a noi particolari e minori animali.
Bruno Cena 154-155