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Terza parte del secondo dialogo.

      Talmente, dunque, Giove negò la sedia d' Ercole a la
Fortuna, che a suo arbitrio lasciò e quella ed altre tutte
che sono ne l'universo. Dalla qual sentenza, comunque se
sia, non dissentirno gli dei tutti; e la orba dea, vedendo
la determinazion fatta citra ogni sua ingiuria, si licenziò
dal Senato dicendo: - Io, dunque, me ne vo aperta aperta
ed occolta occolta a tutto l'universo; discorro gli alti e
bassi palaggi, e non meno che la morte so inalzar le cose
infime e deprimere le supreme; ed al fine, per forza di vicissitudine,
vegno a far tutto uguale, e con incerta successione
e raggion irrazionale, che mi trovo (cioè sopra ed
estra le raggioni particolari), e con indeterminata misura
volto la ruota, scuoto l'urna, a fine che la mia intenzione
non vegna incusata da individuo alcuno. Su, Ricchezza,
vieni a la mia destra, e tu, Povertà, a la mia sinistra: menate
vosco il vostro comitato; tu, Ricchezza, li ministri
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tanto grati, e tu, Povertà, gli tuoi tanto noiosi alla moltitudine.
Bruno Best 696-697