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- Rispose sorridendo la Fortuna:
- Parliamo, o Momo, de chi è ingiusto, e non parliamo
de chi sarrebe ingiusto. E certo, con questo tuo
modo di proponere o rispondere, tu mi pari assai a sufficienza
convitto, poiché da quel che è in fatto, sei proceduto
a quel che sarrebe; e da quel che non puoi dire
ch'io sono iniqua, vai a dire ch'io sarrei iniqua.
Rimane dunque, secondo la tua concessione, ch'io son
giusta, ma sarrei ingiusta; e che voi siete ingiusti, ma
sarreste giusti. Anzi, a quel ch' è detto aggiongo, che
non solamente non sono, ma né pure sarrei men giusta
allora, quando voi m'offressi tutti uguali; perché, quanto
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a quello che è impossibile, non s'attende giustizia né ingiustizia.
Or non è possibile che un principato sia donato
a tutti; non è possibile che tutti abbiano una sorte; ma è
possibile ch'a tutti sia ugualmente offerta. Da questo possibile
séguita il necessario, cioè che de tutti bisogna che
riesca uno; ed in questo non consiste l'ingiustizia ed il
male; perché non è possibile che sia piú ch'uno; ma l'errore
consiste in quel che séguita, cioè che quell'uno è vile,
che quell'uno è forfante, che quell'uno non è virtuoso;
e di questo male non è causa la Fortuna che dona l'esser
prencipe ed esser facultoso; ma la dea Virtú che non gli
dona, né gli donò esser virtuoso. [>]

Bruno Best 694-695