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      In questo certamente non è maggiore l'altezza che la
lunghezza e profondità; onde per certa similitudine si chiama,
ma non è, sfera. Nella sfera, medesima cosa è lunghezza
che larghezza e profondo, perché hanno medesimo termino;
ma ne l'universo medesima cosa è larghezza, lunghezza e
profondo, perché medesimamente non hanno termine e
sono infinite. Se non hanno mezzo, quadrante e altre misure,
se non vi è misura, non vi è parte proporzionale, né assolutamente
parte che differisca dal tutto. Perché, se vuoi
dir parte de l'infinito, bisogna dirla infinito; se è infinito,
concorre in uno essere con il tutto: dunque l'universo è
uno, infinito, impartibile. E se ne l'infinito non si trova
differenza, come di tutto e parte, e come di altro e altro,
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certo l'infinito è uno. Sotto la comprensione de l'infinito
non è parte maggiore e parte minore, perché alla proporzione
de l'infinito non si accosta piú una parte quantosivoglia
maggiore che un'altra quantosivoglia minore; e
però ne l'infinita durazione non differisce la ora dal giorno,
il giorno da l'anno, l'anno dal secolo, il secolo dal momento;
perché non son piú gli momenti e le ore che gli secoli, e
non hanno minor proporzione quelli che questi a la eternità.
Similmente ne l'immenso non è differente il palmo dal
stadio, il stadio da la parasanga; perché alla proporzione
de la inmensitudine non piú si accosta per le parasanghe
che per i palmi. Dunque infinite ore non son piú che infiniti
secoli, e infiniti palmi non son di maggior numero che
infinite parasanghe. Alla proporzione, similitudine, unione
e identità de l'infinito non piú ti accosti con essere uomo
che formica, una stella che un uomo; perché a quello essere
non piú ti avicini con esser sole, luna, che un uomo o una
formica; e però nell'infinito queste cose sono indifferenti.
E quello che dico di queste, intendo di tutte l'altre cose
di sussistenza particulare.
Bruno Causa 319-320