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Per voi aviene, che, quando
la mia mano cava le sorti, occorrano piú frequentemente,
non solo al male, ma ancora al bene, non solo a gl'infortunii,
ma ancora a le fortune, piú per l'ordinario gli scelerati che
gli buoni, piú gl'insipidi che gli sapienti, piú gli falsi che
gli veraci. Perché questo? perché? Viene la Prudenza e
getta ne l'urna non piú che doi o tre nomi; viene la Sofia
e non ve ne mette piú che quattro o cinque; viene la Verità
e non ve ne lascia piú che uno, e meno, se meno si potesse:
e poi di cento millenarii che son versati ne l'urna, volete
che alla sortilega mano piú presto occorra uno di questi
otto o nove, che di otto o novecento mila. Or fate voi il
contrario! Fa', dico, tu, Virtú, che gli virtuosi sieno piú
che gli viziosi; fa' tu, Sapienza, che il numero de savii sia
piú grande che quello de stolti; fa' tu, Verità, che vegni
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aperta e manifesta a la piú gran parte: e certo certo a gli
ordinarii premii e casi incontraranno piú de le vostre genti
che de gli loro oppositi. Fate che sieno tutti giusti, veraci,
savii e buoni; e certo certo non sarà mai grado o dignità
ch'io dispense, che possa toccare a buggiardi, a iniqui,
a pazzi. [>]

Bruno Best 692-693