— 1069 —
      XV. Tansillo. Qua vedi un serpe ch'a la neve languisce
dove l'avea gittato un zappatore, ed un fanciullo ignudo
acceso in mezzo al fuoco, con certe altre minute e circonstanze,
con il motto che dice: Idem, itidem, non idem.
Questo mi par piú presto enigma che altro; però non mi
confido d'esplicarlo a fatto: pur crederei che voglia significar
medesimo fato molesto, che medesimamente tormenta
l'uno e l'altro (cioè intentissimamente, senza misericordia,
a morte), con diversi instrumenti o contrarii principii,
mostrandosi medesimo freddo e caldo. Ma questo mi par
che richieda piú lunga e distinta considerazione.
      Cicada. Un'altra volta! Leggete la rima:
      Tansillo.
      Languida serpe, a quell'umor sí denso
Ti ritorci, contrai, sullevi, inondi;
E per temprar il tuo dolor intenso,
Al freddo or questa or quella parte ascondi:
      S'il ghiaccio avesse per udirti senso,
Tu voce che propona o che rispondi,
Credo ch'areste efficace argumento
Per renderlo pïatoso al tuo tormento.
      Io ne l'eterno foco
Mi dibatto, mi struggo, scaldo, avvampo,
E al ghiaccio de mia diva per mio scampo
      Né amor di me, né pietà trova loco,
Lasso! perché non sente
Quant'è il rigor de la mia fiamma ardente.

— 1070 —
      Angue, cerchi fuggir, sei impotente;
Ritenti a la tua buca, ell' è disciolta;
Proprie forze richiami, elle son spente;
Attendi al sol, l'asconde nebbia folta;
      Mercé chiedi al villan, odia 'l tuo dente;
Fortuna invochi, non t'ode la stolta:
Fuga, luogo, vigor, astro, uom o sorte
Non è per darti scampo da la morte.
      Tu addensi, io liquefaccio;
Io miro al rigor tuo, tu a l'ardor mio;
Tu brami questo mal, io quel desio;
      Né io posso te, né tu me tôr d'impaccio.
Or chiariti a bastanza
Del fato rio, lasciamo ogni speranza.

      Cicada. Andiamone, perché per il camino vedremo di
snodar questo intrico, se si può.
      Tansillo. Bene.
Fine del quinto dialogo
e Prima parte degli Eroici Furori
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Bruno Furori 1069-1070