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E con questo certamente
io vegno ad intendere e fare tutte le cose equali e
giuste, e giusta- ed equalmente dispenso a tutti. Tutti
metto dentro d'un'urna, e nel ventre capacissimo di quella
tutti confondo, inbroglio ed exagito; e poi, zara a chi
tocca; e chi l'ha buona, ben per lui, e chi l'ha mala, mal
per lui! In questo modo, dentro l'urna de la Fortuna non
è differente il piú grande dal piú picciolo; anzi là tutti
sono equalmente grandi ed equalmente piccioli, perché in
essi s'intende differenza da altri che da me: cioè prima
che entrino ne l'urna, e dopo che esceno da l'urna. Mentre
son dentro, tutti vegnono dalla medesima mano, nel medesimo
vase, con medesima scossa isvoltati. Però, quando
poi si prendeno le sorti, non è raggionevole che colui, a
chi tocca mala riuscita, si lamente o di chi tiene l'urna,
o de l'urna, o de la scossa, o di chi mette la mano a l'urna;
ma deve, con la meglior e maggior pazienza ch'ei puote,
comportar quel ch' ha disposto e come ha disposto, o è
disposto il Fato: atteso che, quanto al rimanente, lui è
stato equalmente scritto, la sua schedula era uguale a quella
de tutti gli altri, è stato parimente annumerato, messo
dentro, scrollato. [>]

Bruno Best 691