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Io dunque, che tratto tutto il mondo
equalmente, e tutto ho per una massa, di cui nessuna
parte stimo piú degna ed indegna de l'altra, per esser vase
d'opprobrio; io che getto tutti nella medesima urna della
mutazione e moto, sono equale a tutti, tutti equalmente
remiro, o non remiro alcuno particulare piú che l'altro,
vegno ad esser giustissima ancor ch'a tutti voi il contrario
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appaia. Or che a la mano, che s'intrude a l'urna, prende
e cava le sorti, per chi tocca il male, e per chi tocca il bene,
occorra gran numero d'indegni e raro occorrano meritevoli:
questo procede dalla inequalità, iniquità ed ingiustizia
di voi altri, che non fate tutti equali, e che avete gli
occhi delle comparazioni, distinzioni, imparitadi ed ordini,
con gli quali apprendete e fate differenze. Da voi, da voi,
dico, proviene ogni inequalità, ogni iniquitade; perché la
dea Bontade non equalmente si dona a tutti; la Sapienza
non si communica a tutti con medesima misura; la Temperanza
si trova in pochi; a rarissimi si mostra la Veritade.
Cossí voi altri numi buoni siete scarsi, siete parzialissimi,
facendo le distantissime differenze, le smisuratissime inequalitadi
e le confusissime sproporzioni nelle cose particolari.
Non sono, non son io iniqua, che senza differenza
guardo tutti, ed a cui tutti sono come d'un colore, come
d'un merito, come d'una sorte. [>]

Bruno Best 691-692