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      La raggione è ottima per convencer costoro da suoi
medesimi principii. Perché della verità della natura di
comete ne parleremo, facendo propria considerazione di
quelle, dove mostraremo e che tali accensioni non son
dalla sfera del foco, perché verrebono da ogni parti accese,
atteso che secondo tutta la circunferenza o superficie de
la sua mole sono contenute nell'aria attrito dal caldo,
come essi dicono, o pur sfera del fuoco: ma sempre vedemo
l'accensione essere da una parte; conchiuderemo le dette
comete esser specie di astro, come bene dissero ed intesero
gli antichi; ed essere tale astro che, col proprio moto avicinandosi
ed allontanandosi verso e da questo astro per
raggione di accesso e recesso, prima par che cresca, come
si accendesse, e poi manca, come s'estinguesse: e non si
muove circa la terra; ma il suo moto proprio è quello,
che è oltre il diurno proprio alla terra, la quale, rivolgendosi
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con il proprio dorso, viene a fare orienti ed occidenti tutti
que' lumi che sono fuor della sua circonferenza. E non è
possibile che quel corpo terrestre e sí grande possa da sí
liquido aere e sottil corpo che non resiste al tutto, esser
rapito, e mantenuto, contra sua natura, sospeso; il cui moto,
se fusse vero, sarrebe solamente conforme a quel del primo
mobile, dal quale è rapito, e non imitarebe il moto di pianeti;
onde ora è giudicato di natura di Mercurio, ora della
luna, ora di Saturno, or de gli altri. Ma, e di questo altre
volte, a suo proposito, si parlarà. Basta ora averne detto
sin tanto che baste per argumento contra costui, che dalla
propinquità e lontananza non vuole che s'inferisca maggior
e minor facultà del moto, che lui chiama proprio e
naturale, contra la verità. La quale non permette possa
dirse proprio e naturale ad un suggetto in tal disposizione,
nella quale mai gli può convenire; e però, se le parti da oltre
certa distanza mai se muoveno al continente, non si deve
dire che tal moto sia naturale a quelle.
      Elpino. Ben conosce chi ben considera che costui avea
principii tutti contrarii alli principii veri della natura.
Replica appresso che, «se il moto di corpi semplice è naturale
a essi, averrà che gli corpi semplici, che sono in
molti mondi, e sono di medesima specie, si muovano o al
medesimo mezzo o al medesimo estremo»
.
      Filoteo. Questo è quello che lui non potrà giamai provare,
cioè che si debbano muovere al medesimo loro particulare
ed individuale. Perché da quel, che gli corpi son di
medesima specie, s'inferisce che a quelli si convegna luogo
di medesima specie e mezzo de medesima specie, ch'è il
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centro proprio; e non si deve né può inferire che richiedano
loco medesimo di numero.
      Elpino. È stato lui alcunamente presago di questa risposta;
e però da tutto il suo vano sforzo caccia questo,
che vuol provare la differenza numerale non esser causa
della diversità de luoghi.
      Filoteo. Generalmente veggiamo tutto il contrario. Pur
dite, come il prova?
      Elpino. Dice che, se la diversità numerale di corpi
dovesse esser caggione della diversità di luoghi, bisognarebbe
che delle parti di questa terra diverse in numero e
gravità ciascuna nel medesimo mondo avesse il proprio
mezzo. Il che è impossibile ed inconveniente, atteso che
secondo il numero de gl'individui de parti de la terra sarrebe
il numero de mezzi.
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