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Or aggiungi e dimanda: che cosa è quella che ha l'essere
di novo? Risponderanno a lor dispetto: il composto e non
la materia; perché essa è sempre quella, non si rinova,
non si muta. Come nelle cose artificiali, quando del legno
è fatta la statua, non diciamo che al legno vegna nuovo
essere, perché niente piú o meno è legno ora che era prima;
ma quello che riceve lo esser e l'attualità, è lo che di
nuovo si produce, il composto, dico la statua. Come adunque
a quello dite appartenere la potenza; che mai sarà in atto
o arà l'atto? Non è dunque la materia in potenza di essere
o la che può essere, perché lei sempre è medesima e inmutabile,
ed è quella circa la quale e nella quale è la mutazione,
piú tosto che quella che si muta. Quello che si altera, si
aumenta, si sminuisce, si muta di loco, si corrompe, sempre
(secondo voi medesimi peripatetici) è il composto, mai la
materia; perché dunque dite la materia or in potenza or
in atto? Certo non è chi debba dubitare che, o per ricevere
le forme o per mandarle da sé, quanto all'essenza e sustanza
sua, essa non riceve maggior e minor attualità; e però
non esser raggione, per la quale venga detta in potenza.
La quale quadra a ciò che è in continuo moto circa quella,
e non a lei che è in eterno stato ed è causa del stato piú
tosto; perché, se la forma, secondo l'essere fondamentale e
specifico, è di semplice e invariabile essenza, non solo logicamente
nel concetto e la raggione, ma anco fisicamente
nella natura, bisognarà che sia nella perpetua facultà de la
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materia, la quale è una potenza indistinta da l'atto, come
in molti modi ho esplicato quando della potenza ho tante
volte discorso.
Bruno Causa 314-315