— 144 —
Come nella seguente figura [fig. 8] - , dove ad O,
occhio, la stella A pare la medesma con la stella B; e, se
pur si mostra distinta, gli parrà vicinissima; e la stella C,
per essere in un semidiametro molto differente, parrà
molto piú lontana; ed in fatto è molto piú vicina. Dunque,
che noi non veggiamo molti moti in quelle stelle, e non si
— 145 —
mostrino allontanarsi ed accostarsi l'une da l'altre, e l'une
all'altre, non è perché non facciano cossí quelle come queste
gli lor giri; atteso che non è raggione alcuna, per la quale
in quelle non siano gli medesmi accidenti che in queste,
per i quali medesmamente un corpo, per prendere virtú
da l'altro, debba muoversi circa l'altro. E però non denno
esser chiamate fisse perché veramente serbino la medesma
equidistanza da noi e tra loro; ma perché il lor moto non è
sensibile a noi. Questo si può veder in essempio d'una nave
molto lontana, la quale, se farà un giro di trenta o di quaranta
passi, non meno parrà che la stii ferma, che se non
si movesse punto. Cossí, proporzionalmente, è da considerare
in distanze maggiori, in corpi grandissimi e luminosissimi,
de' quali è possibile che molti altri ed innumerabili
siino cossí grandi e cossí lucenti come il sole, e di vantaggio.
I circoli e moti di quali molto piú grandi non si veggono;
onde, se in alcuni astri di quelli accade varietà d'approssimanza,
non si può conoscere, se non per lunghissime osservazioni;
le quali non son state cominciate, né perseguite,
perché tal moto nessuno l'ha creduto, né cercato, né presupposto;
e sappiamo che il principio de l'inquisizione è il
sapere e conoscere, che la cosa sii, o sii possibile e conveniente,
e da quello si cave profitto.
Bruno Cena 144-145