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- Te
dirò, disse Minerva, o Fortuna, per qual caggione ti dicono
senza discorso e raggione. A chi manca qualche senso,
manca qualche scienza, e massime quella che è secondo
quel senso. Considera di te, tu ora essendo priva del lume
de gli occhi, li quali son la massima causa della scienza.
- Rispose la Fortuna, che Minerva o s'ingannava lei, o
voleva ingannar la Fortuna; e si confidava di farlo, perché
la vedea cieca: - Ma, quantunque io sia priva d'occhio,
non son però priva d'orecchio ed intelletto, - gli disse.
      Saulino. E credi che sia vero questo, o Sofia?
      Sofia. Ascolta, e vedrai come sa distinguere, e come
non gli sono occolte le filosofie e, tra l'altre cose, la Metafisica
d' Aristotele. - Io, diceva, so che si trova
chi dica la vista essere massimamente desiderata per il
sapere; ma giamai conobbi sí stolto che dica la vista fare
massimamente conoscere. E quando alcuno disse, quella
essere massimamente desiderata, non voleva per tanto,
che quella fusse massimamente necessaria, se non per la
cognizione di certe cose: quai sono colori, figure, simmetrie
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corporali, bellezze, vaghezze ed altre visibili che piú tosto
sogliono perturbar la fantasia ed alienar l'intelletto; ma
non che fusse necessaria assolutamente per le tutte o megliori
specie di cognizione, perché sapea molto bene che
molti, per dovenir sapienti, s' hanno cavati gli occhi; e di
quei che o per sorte o per natura son stati ciechi, molti son
visti piú mirabili, come ti potrei mostrar assai Democriti,
molti Tiresii, molti Omeri e molti come il Cieco d'Adria.
Bruno Best 688-689