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      Elpino. Che dici di quel che soggionge Aristotele, che
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le parti e congenei corpi, quantunque distanti sieno, si
muoveno pure al suo tutto e suo consimile?
      Filoteo. Chi non vede, ch'è contra ogni raggione e senso,
considerato quel ch'abbiamo poco fa detto? Certo, le parti
fuor del proprio globo si muoveranno al propinquo simile,
ancor che quello non sia il suo primario e principal continente;
e talvolta a altro, che lo conserve e nodrisca, benché
non simile in specie; perché il principio intrinseco impulsivo
non procede dalla relazione ch'abbia a loco determinato,
certo punto e propria sfera, ma da l'appulso naturale
di cercar ove meglio e piú prontamente ha da mantenersi
e conservarsi nell'esser presente; il quale, quantunque
ignobil sia, tutte le cose naturalmente desiderano. Come
massime desiderano vivere quegli uomini, e massime temeno
il morire coloro che non han lume di filosofia vera,
e non apprendeno altro essere ch'il presente, e pensano
che non possa succedere altro che appartenga a essi. Perché
non son pervenuti ad intendere che il principio vitale non
consiste ne gli accidenti che resultano dalla composizione,
ma in individua ed indissolubile sustanza, nella quale, se
non è perturbazione, non conviene desiderio di conservarsi,
né timore di sperdersi; ma questo è conveniente a
gli composti, cioè secondo raggione simmetrica, complessionale,
accidentale. Perché né la spiritual sustanza, che
s'intende unire, né la materiale, che s'intende unita, possono
esser suggette ad alterazione alcuna o passione, e per
consequenza non cercano di conservarsi, e però a tai sustanze
non convien moto alcuno, ma a le composte. Tal
dottrina sarà compresa, quando si saprà ch'esser grave
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o lieve non conviene a' mondi, né a parte di quelli; perché
queste differenze non sono naturalmente, ma positiva- e
rispettivamente. Oltre, da quel ch'abbiamo altre volte
considerato, cioè che l'universo non ha margine, non ha
estremo, ma è inmenso ed infinito, aviene che a gli corpi
principali a riguardo di qualche mezzo o estremo, non
possono determinarsi a moversi rettamente, perché da
tutt'i canti fuor della sua circumferenza hanno ugual e
medesimo rispetto: però non hanno altro moto retto che
di proprie parti, non a riguardo d'altro mezzo e centro
che del proprio intiero, continente e perfetto. Ma di questo
considerarò al suo proposito e loco. Venendo dunque al
punto, dico: che, secondo gli suoi medesimi principii, non
potrà verificar questo filosofo che corpo, quantunque lontano,
abbia attitudine di rivenire al suo continente o simile,
se lui intende le comete di materia terrestre; e tal materia,
quale in forma di exalazione è montata in alto all'incentiva
region del foco; le quali parti sono inetti a descendere
al basso; ma, rapite dal vigor del primo mobile, circuiscono
la terra, e pure non sono di quinta essenza, ma
corpi terrestri gravissimi, spessi e densi. Come chiaro si
argumenta da l'apparenza in sí lungo intervallo e lunga
resistenza che fanno al grave e vigoroso incendio del foco:
che tal volta perseverano oltre un mese a bruggiare, come
per quarantacinque giorni continui a' tempi nostri n' è
vista una. Or, se per la distanza non si destrugge la raggion
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de la gravità, per che caggione tal corpo non solo non viene
al basso, né si sta fermo, ma oltre circuisce la terra? Se
dice che non circuisce per sé, ma per essere rapito; insisterò
oltre, che cossí anco ciascuno di suoi cieli ed astri
(li quali non vuol che sieno gravi, né lievi, né di simil materia)
son rapiti. Lascio che il moto di questi corpi par
proprio a essi, perché non è mai conforme al diurno, né a
quei d'altri astri.
Bruno Inf 483-484-485-486