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- Qua rispose
Mercurio, dicendo che troppo equivocamente era preso il
suo nome: perché tal volta per la Fortuna non è altro che
uno incerto evento de le cose; la quale incertezza a l'occhio
de la providenza è nulla, benché sia massima a l'occhio
de mortali. - La Fortuna non udiva questo, ma seguitava,
ed a quel ch'avea detto, aggiunse che gli piú egregii ed
eccellenti filosofi del mondo, quali son stati Empedocle ed
Epicuro, attribuiscono piú a lei che a Giove istesso, anzi
che a tutto il concilio de dei insieme. - Cossí tutti gli altri,
diceva, e me intendeno Dea, e me intendeno celeste Dea,
come credo che non vi sia novo a l'orecchie questo verso,
il quale non è putto abecedario che non sappia recitare:
      Te facimus, Fortuna, deam, caeloque locamus.

Bruno Best 687