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      Filoteo. Dite bene. Seguitate ora il proposito d'Aristotele.
      Elpino. Apporta appresso una finta risposta; la quale
dice, che per questa raggione un corpo non si muove a
l'altro, perché quanto è rimosso da l'altro per distanza
locale, tanto viene ad essere di natura diverso. E contra
questo dice lui, che la distanza maggiore e minore non è
potente a far che la natura sia altra ed altra.
      Filoteo. Questo, inteso come si deve intendere, è verissimo.
Ma noi abbiamo altro modo di rispondere, ed apportiamo
altra raggione, per cui una terra non si muova a
l'altra, o vicina o lontana che la sia.
      Elpino. La ho intesa. Ma pur mi par oltre vero quello
che è da credere che volesser dir gli antichi, che un corpo
per maggior lontananza acquista minor attitudine (che
loro chiamorno proprietà e natura per il lor frequente modo
di parlare); perché le parti, alle quali è soggetto molto aria,
son meno potenti a dividere il mezzo e venire al basso.
      Filoteo. È certo ed assai esperimentato nelle parti de
la terra, che, da certo termine del loro recesso e lontananza,
ritornar sogliono al suo continente; a cui tanto piú s'affrettano
quanto piú s'avicinano. Ma noi parliamo ora delle
parti d'un'altra terra.
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      Elpino. Or, essendo simile terra a terra, parte a parte,
che credi, se fussero vicine? non sarrebe ugual potenza
tanto alle parti de l'altra di andar a l'una e l'altra terra,
e per consequenza ascendere e descendere?
      Filoteo. Posto uno inconveniente (se è inconveniente),
che impedisce che se ne pona un altro consequente? Ma,
lasciando questo, dico che le parti, essendo in equal raggione
e distanza di diverse terre, o rimagnono, o se determinano
un loco a cui vadano, a rispetto di quello si diranno
descendere, ed ascendere a rispetto de l'altro da cui
s'allontanano.
      Elpino. Pure chi sa che le parti di un corpo principale
si muovano ad un altro corpo principale, benché simile
in specie? Perché appare che le parti e membri di un uomo
non possono quadrare e convenire ad un altr'uomo.
      Filoteo. È vero principale- e primariamente; ma accessoria-
e secondariamente accade il contrario. Perché abbiamo
visto per esperienza che della carne d'un altro s'attacca
al loco ove era un naso di costui; e ne confidiamo di far
succedere l'orecchio d'un altro ove era l'orecchio di costui,
facilissimamente.
      Elpino. Questa chirugia non dev'esser volgare.
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      Filoteo. Non sia.
      Elpino. Torno al punto di voler sapere: se accadesse
che una pietra fusse in mezzo a l'aria in punto equidistante
da due terre, in che modo doviamo credere che rimanesse
fissa? ed in che modo si determinarebbe ad andar piú
presto all'uno ch'all'altro continente?
      Filoteo. Dico che la pietra, per la sua figura, non riguardando
piú l'uno che l'altro, e l'uno e l'altro avendo
equal relazione alla pietra, ed essendo a punto medesimamente
affetti a quella, dal dubio della resoluzione ed equal
raggione a doi termini oppositi accaderebe che si rimagna,
non potendosi risolvere d'andar piú tosto a l'uno ch'a
l'altro, de quali questo non rapisce piú che quello, ed essa
non ha maggior appulso a questo che a quello. Ma, se l'uno
gli è piú congeneo e connaturale, e gli è piú o simile o atto
a conservarla, se determinarà per il piú corto camino rettamente
di rapportarsi a quello. Perché lo principal principio
motivo non è la propria sfera e proprio continente,
ma l'appetito di conservarsi: come veggiamo la fiamma
serpere per terra, ed inchinarsi, e ramenarsi al basso per
andare al piú vicino loco in cui inescare e nodrirsi possa;
e lasciarà d'andar verso il sole, al quale, senza discrime
d'intiepidirse per il camino, non se inària.
Bruno Inf 481-482-483