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Io che col mio splendore infosco
la virtude, denigro la veritade, domo e dispreggio la maggior
e meglior parte di queste dee e dei che veggio apparecchiati
e messi come in ordine per prendersi piazza in cielo; ed io
che ancor qua, in presenza di tale e tanto senato, sola
metto terrore a tutti; perché (benché non ho la vista che
mi serva) ho pur orecchie, per le quali comprendo, ad una
gran parte de loro, battere e percuotersi gli denti per il
timore che concepeno dalla mia formidabile presenza;
quantunque con tutto ciò non perdano l'ardire e presunzione
di mettersi avanti, a farsi nominare, dove prima
non è stato disposto della mia dignitade; che ho sovente,
e piú che sovente, imperio sopra la Raggione, Veritade,
Sofia, Giustizia ed altri numi; li quali, se non vogliono
mentire di quello che è a tutto l'universo evidentissimo,
potranno dire se possono apportar computo del numero
de le volte che le ho buttate giú da le catedre, sedie e tribunali
loro, ed a mia posta le ho reprimute, legate, rinchiuse
ed incarcerate. Ed anco per mia mercé poi ed altre
volte hanno potuto uscire, liberarsi, ristabilirse e riconfirmarse,
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mai senza timore delle mie disgrazie. [>]

Bruno Best 685-686