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      Dicsono. E io dico che l'essere espresso, sensibile ed
esplicato, non è principal raggione de l'attualità, ma è
una cosa consequente ed effetto di quella; sí come il principal
essere del legno e raggione di sua attualità non consiste
ne l'essere letto, ma ne l'essere di tal sustanza e consistenza
che può esser letto, scanno, trabe, idolo e ogni cosa
di legno formata. Lascio che secondo piú alta raggione
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della materia naturale si fanno tutte cose naturali, che
della artificiale le arteficiali, perché l'arte della materia
suscita le forme o per suttrazione, come quando de la
pietra fa la statua, o per apposizione, come quando, giongendo
pietra a pietra e legno e terra, forma la casa; ma
la natura de la sua materia fa tutto per modo di separazione,
di parto, di efflussione, come intesero i pitagorici, compreso
Anassagora e Democrito, confirmorno i sapienti di Babilonia.
Ai quali sottoscrisse anco Mosè, che, descrivendo la generazione
delle cose comandata da l'efficiente universale, usa
questo modo di dire: «Produca la terra li suoi animali,
producano le acqui le anime viventi», quasi dicesse:
producale la materia. Perché, secondo lui, il principio materiale
de le cose è l'acqua; onde dice, che l'intelletto
efficiente (chiamato da lui spirito) «covava sopra l'acqui»:
cioè, li dava virtú procreatrice, e da quelle produceva le
specie naturali, le quali tutte poi son dette da lui, in sustanza,
acqui. Onde parlando della separazione de' corpi
inferiori e superiori, dice che «la mente separò le acqui da
l'acqui», da mezzo de le quali induce esser comparuta
l'arida. Tutti dunque per modo di separazione vogliono
le cose essere da la materia, e non per modo di apposizione
e recepzione. Dunque si de' piú tosto dire che contiene le
forme e che le includa, che pensare, che ne sia vota e
le escluda. Quella, dunque, che esplica lo che tiene implicato,
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deve essere chiamata cosa divina e ottima parente,
genetrice e madre di cose naturali, anzi la natura tutta in
sustanza. Non dite e volete cossí, Teofilo?
      Teofilo. Certo.
      Dicsono. Anzi molto mi maraviglio, come non hanno
i nostri Peripatetici continuata la similitudine de l'arte.
La quale de molte materie che conosce e tratta, quella
giudica esser megliore e piú degna, la quale è meno soggetta
alla corrozione ed è piú costante alla durazione, e della
quale possono esser prodotte piú cose: però giudica l'oro
esser piú nobile che il legno, la pietra e il ferro, perché è
meno soggetto a corrompersi; e ciò che può esser fatto di
legno e di pietra, può farsi de oro, e molte altre cose di piú,
maggiori e megliori per la sua bellezza, costanza, trattabilità
e nobiltà. Or che doviamo dire di quella materia, della quale
si fa l'uomo, l'oro e tutte cose naturali? Non deve esser ella
stimata piú degna che la artificiale, e aver raggione di meglior
attualità? - Perché, o Aristotile, quello che è fondamento
e base de l'attualità, dico, di ciò che è in atto, e
quello che tu dici esser sempre, durare in eterno, non vorai
che sia piú in atto, che le tue forme, che le tue entelechie,
che vanno e vegnono, di sorte che, quando volessi cercare
la permanenza di questo principio formale ancora ...
      Poliinnio. Quia principia oportet semper manere.
Bruno Causa 310-311-312