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      Filoteo. Posto che le parti notabili de la terra si facciano
fuori de la circonferenza de la terra, circa la quale è
detto esser l'aria puro e terso, facilmente concedo che da
quel loco possano rivenir cotai parti come naturalmente al
suo loco; ma non già venir tutta un'altra sfera, né naturalmente
descendere le parti di quella, ma piú tosto violentemente
ascendere; come le parti di questa non naturalmente
descenderebono a quella, ma per violenza ascenderebono.
Perché a tutti gli mondi l'estrinseco della sua
circonferenza è il su, e l'intrinseco centro è il giú, e la
raggione del mezzo a cui le loro parti naturalmente tendeno,
non si toglie da fuori, ma da dentro di quelli; come
hanno ignorato coloro, che fingendo certa margine e vanamente
definendo l'universo, hanno stimato medesimo il
mezzo e centro del mondo e di questa terra. Del che il
contrario è conchiuso, famoso e concesso appresso gli matematici
di nostri tempi; che hanno trovato che dall'imaginata
circonferenza del mondo non è equidistante il centro
de la terra. Lascio gli altri piú savi, che, avendo capito
il moto de la terra, hanno trovato, non solamente per raggioni
proprie alla lor arte, ma etiam per qualche raggion
naturale, che del mondo ed universo che col senso de gli
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occhi possiamo comprendere, piú raggionevolmente, e
senza incorrere inconvenienti, e con formar teoria piú accomodata
e giusta, applicabile al moto piú regolare de gli
detti erroni circa il mezzo, doviamo intendere la terra
essere tanto lontana dal mezzo quanto il sole. Onde facilmente
con gli loro principii medesimi han modo di scuoprir
a poco a poco la vanità di quel che si dice della gravità di
questo corpo, e differenza di questo loco da gli altri, dell'
equidistanza di mondi innumerabili, che veggiamo da
questo oltre gli detti pianeti, del rapidissimo moto piú
tosto di tutti quei circa quest'uno, che della versione di
quest'uno a l'aspetto di que' tutti; e potranno dovenir
suspetti almeno sopra altri sollennissimi inconvenienti che
son suppositi nella volgar filosofia. Or, per venire al proposito
onde siamo partiti, torno a dire che né tutto l'uno
né parte de l'uno sarrebe atto a muoversi verso il mezzo
de l'altro, quantunque un altro astro fusse vicinissimo a
questo, di sorte che il spacio o punto della circonferenza
di quello si toccasse col punto o spacio della circonferenza
di questo.
      Elpino. Di questo il contrario ha disposto la provida
natura, perché, se ciò fusse, un corpo contrario destruggerebe
l'altro; il freddo e umido s'ucciderebono col caldo
e secco: de quali, però a certa e conveniente distanza disposti,
l'uno vive e vegeta per l'altro. Oltre, un corpo simile
impedirebe l'altro dalla comunicazione e partecipazione
del conveniente che dona al dissimile e dal dissimile riceve;
come ne dechiarano tal volta non mediocri danni ch'alla
fragilità nostra apportano le interposizioni di un'altra
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terra, che chiamiamo luna, tra questa e il sole. Or che
sarrebe se la fusse piú vicina alla terra, e piú notabilmente
a lungo ne privasse di quel caldo e vital lume?
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