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      XII. Cicada. Il seguente porta una testa, ch'ha quattro
faccia che soffiano verso gli quattro angoli del cielo;
e son quattro venti in un suggetto, alli quali soprastanno
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due stelle, ed in mezzo il motto che dice: Novae ortae Aeoliae.
Vorrei sapere che cosa vegna significata.
      Tansillo. Mi pare ch'il senso di questa divisa è conseguente
di quello de la prossima superiore. Perché come là
è predicata una infinita bellezza per oggetto, qua vien
protestata una tanta aspirazione, studio, affetto e desio.
Percioch'io credo che questi venti son messi a significar
gli suspiri; il che conosceremo, se verremo a leggere la
stanza:
      Figli d' Astreo Titan e de l' Aurora,
Che conturbate il ciel, il mar e terra,
Quai spinti fuste dal Litigio fuora,
Perché facessi a' dei superba guerra:
      Non piú a l'Eolie spelunche dimora
Fate, ov'imperio mio vi frena e serra:
Ma rinchiusi vi siet'entr'a quel petto,
Ch'i' veggo a tanto sospirar costretto.
      Voi, socii turbulenti
De le tempeste d'un ed altro mare,
Altro non è che vagli'asserenare,
      Che que'omicidi lumi ed innocenti:
Quegli aperti ed ascosi
Vi renderan tranquilli ed orgogliosi.

      Aperto si vede ch'è introdotto Eolo parlar a i venti,
quali non piú dice esser da lui moderati ne l'Eolie caverne,
ma da due stelle nel petto di questo furioso. Qua le due
stelle non significano gli doi occhi che son ne la bella fronte;
ma le due specie apprensibili della divina bellezza e bontade
di quell'infinito splendore, che talmente influiscono
nel desio intellettuale e razionale, che lo fanno venire ad
aspirar infinitamente, secondo il modo con cui infinitamente
grande, bello e buono apprende quell'eccellente lume.
Perché l'amore, mentre sarà finito, appagato e fisso a certa
misura, non sarà circa le specie della divina bellezza, ma
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altra formata; ma, mentre verrà sempre oltre ed oltre
aspirando, potrassi dire che versa circa l'infinito.
      Cicada. Come comodamente l'aspirare è significato per
il spirare? che simbolo hanno i venti col desiderio?
      Tansillo. Chi de noi in questo stato aspira, quello suspira,
quello medesimo spira. E però la veemenza dell'aspirare
è notata per quell'ieroglifico del forte spirare.
      Cicada. Ma è differenza tra il suspirare e spirare.
      Tansillo. Però non vien significato l'uno per l'altro,
come medesimo per il medesimo; ma come simile per il
simile.
      Cicada. Seguitate dunque il vostro proposito.
      Tansillo. L'infinita aspirazion dunque mostrata per gli
suspiri, e significata per gli venti, è sotto il governo non
d'Eolo nell'Eolie, ma di detti doi lumi; li quali non solo
innocente-, ma e benignissimamente uccidono il furioso,
facendolo per il studioso affetto morire al riguardo d'ogni
altra cosa: con ciò che quelli, che, chiusi e ascosi lo rendono
tempestoso, aperti, lo renderan tranquillo; atteso che nella
staggione che di nuvoloso velo adombra gli occhi de l'umana
mente in questo corpo, aviene che l'alma con tal
studio vegna piú tosto turbata e travagliata, come, essendo
quello stracciato e spinto, doverrà tant'altamente quieta,
quanto baste ad appagar la condizion di sua natura.
      Cicada. Come l'intelletto nostro finito può seguitar
l'oggetto infinito?
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      Tansillo. Con l'infinita potenza ch'egli ha.
      Cicada. Questa è vana, se mai sarrà in effetto.
      Tansillo. Sarrebe vana, se fusse circa atto finito, dove
l'infinita potenza sarrebe privativa; ma non già circa
l'atto infinito, dove l'infinita potenza è positiva perfezione.
      Cicada. Se l'intelletto umano è una natura ed atto
finito, come e perché ha potenza infinita?
      Tansillo. Perché è eterno, ed acciò sempre si dilette e
non abbia fine né misura la sua felicità; e perché, come è
finito in sé, cossí sia infinito nell'oggetto.
      Cicada. Che differenza è tra la infinità de l'oggetto ed
infinità della potenza?
      Tansillo. Questa è finitamente infinita, quello infinitamente
infinito. Ma torniamo a noi. Dice, dunque, là il
motto: Novae partae Aeoliae, perché par si possa credere
che tutti gli venti (che son negli antri voraginosi d'Eolo)
sieno convertiti in suspiri, se vogliamo numerar quelli che
procedeno da l'affetto che senza fine aspira al sommo bene
ed infinita beltade.
Bruno Furori 1060-1061-1062-1063