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      Mentre questo dicevano, Momo, il quale non è senza
buonissima vista (benché non sempre vegga a la prima),
con avere messo piú d'attenzione: - O Mercurio, disse,
quello ch'io ti dicevo essere come un'ombra, adesso scorgo
che son tante bestie insieme insieme; perché la veggio
canina, porcina, arietina, scimica, orsina, aquilina, corvina,
falconina, leonina, asinina, e quante nine e nine
bestie giamai fûro; e tante bestie è pur un corpo. La mi
par certo il pantamorfo de gli animali bruti. - Dite
meglio, rispose Mercurio, che è una bestia moltiforme;
la pare una, ed è una; ma non è uniforme, come è proprio
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de vizii de aver molte forme, percioché sono informi e non
hanno propria faccia, al contrario de le virtudi. Qualmente
vedi essere la sua nemica liberalitade, la quale è semplice
ed una; la giustizia è una e semplice; come ancora vedi la
sanità essere una, e gli morbi innumerabili. - Mentre
Mercurio diceva questo, Momo gl'interruppe il raggionamento,
e gli disse: - Io veggio, che la ha tre teste in sua
mal'ora; pensavo, o Mercurio, che la vista mi fusse turbata,
quando di questa bestia sopra un busto scorgevo
uno ed uno ed un altro capo; ma, poi che ho voltato l'occhio
per tutto, e visto che non è altro che mi paia similmente,
conchiudo che non è altrimente che come io veggio.
Bruno Best 681-682