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      XI. Tansillo. Qua è un pomo d'oro ricchissimamente,
con diverse preciosissime specie, smaltato; ed ha il motto
in circa che dice: Pulchriori detur.
      Cicada. L'allusione al fatto delle tre dee che si sottoposero
al giudicio de Paride, è molto volgare. Ma leggansi
le rime che piú specificatamente ne facciano capaci de
l'intenzione del furioso presente.
      Tansillo.
      Venere, dea del terzo ciel, e madre
Del cieco arciero, domator d'ognuno;
L'altra, ch'ha 'l capo giovial per padre,
E di Giove la moglie altera, Giuno,
      Il troiano pastor chiaman, che squadre
De chi de lor piú bella è l'aureo muno.
Se la mia diva al paragon s'appone,
Non di Venere, Pallade, o Giunone.
      Per belle membra è vaga
La cipria dea, Minerva per l'ingegno,
E la Saturnia piace con quel degno
      Splendor d'altezza, ch'il Tonante appaga;
Ma quest'ha quanto aggrade
Di bel, d'intelligenza e maestade.

      Ecco qualmente fa comparazione dal suo oggetto il
quale contiene tutte le circonstanze, condizioni e specie
di bellezza come in un suggetto, ad altri che non ne mostrano
piú che una per ciascuno; e tutte poi per diversi
suppositi: come avvenne nel geno solo della corporal bellezza
di cui le condizioni tutte non le poté approvare Apelle
in una ma in piú vergini. Or qua dove son tre geni di
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beltade, benché avvegna che tutti si troveno in ciascuna
de le tre dee, perché a Venere non manca sapienza e maestade,
in Giunone non è difetto di vaghezza e sapienza,
ed in Pallade è pur notata la maestà con la vaghezza:
tutta volta aviene che l'una condizione supera le altre,
onde quella viene ad esser stimata come proprietà, e l'altre
come accidenti communi, atteso che di que' tre doni l'uno
predomina in una, e viene ad mostrarla ed intitularla sovrana
de l'altre. E la caggion di cotal differenza è lo aver
queste raggioni non per essenza e primitivamente, ma per
participazione e derivativamente. Come in tutte le cose
dependenti sono le perfezioni secondo gli gradi de maggiore
e minore, piú e meno.
      Ma nella simplicità della divina essenza è tutto totalmente,
e non secondo misura: e però non è piú sapienza
che bellezza e maestade, non è piú bontà che fortezza;
ma tutti gli attributi sono non solamente uguali, ma ancora
medesimi ed una istessa cosa. Come nella sfera tutte le
dimensioni sono non solamente uguali (essendo tanta la
lunghezza quanta è la profondità e larghezza) ma anco
medesime, atteso che quel che chiami profondo, medesimo
puoi chiamar lungo e largo della sfera. Cossí è nell'altezza
de la sapienza divina, la quale è medesimo che
la profondità de la potenza e latitudine de la bontade.
Tutte queste perfezioni sono uguali, perché sono infinite.
Percioché necessariamente l'una è secondo la grandezza
de l'altra, atteso che, dove queste cose son finite, avviene
che sia piú savio che bello e buono, piú buono e bello che
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savio, piú savio e buono che potente, e piú potente che buono
e savio. Ma dove è infinita sapienza, non può essere se non
infinita potenza; perché altrimente non potrebbe saper
infinitamente. Dove è infinita bontà, bisogna infinita sapienza;
perché altrimente non saprebbe essere infinitamente
buono. Dove è infinita potenza, bisogna che sia infinita
bontà e sapienza, perché tanto ben si possa sapere e si
sappia possere. Or dunque vedi come l'oggetto di questo
furioso, quasi inebriato di bevanda de dei, sia piú alto
incomparabilmente che gli altri diversi da quello: come,
voglio dire, la specie intelligibile della divina essenza comprende
la perfezione de tutte l'altre specie altissimamente,
di sorte che, secondo il grado che può esser partecipe di
quella forma, potrà intender tutto e far tutto, ed esser
cossí amico d'una che vegna ad aver a dispreggio e tedio
ogni altra bellezza. Però a quella si deve esser consecrato
il sferico pomo, come chi è tutto in tutto; non a Venere
bella che da Minerva è superata in sapienza e da Giunone
in maestà; non a Pallade di cui Venere è piú bella e l'altra
piú magnifica; non a Giunone che non è la dea dell'intelligenza
ed amore ancora.
      Cicada. Certo come son gli gradi delle nature ed essenze,
cossí proporzionalmente son gli gradi delle specie intelligibili
e magnificenze de gli amorosi affetti e furori.
Bruno Furori 1058-1059-1060