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      Teofilo. Dirò per risoluzion del tutto, che, sí come
l'uomo, secondo la natura propria de l'uomo, è differente
dal leone, secondo la natura propria del leone; ma, secondo
la natura comone de l'animale, de la sustanza corporea
e altre simili, sono indifferenti e la medesima cosa; similmente,
secondo la propria raggione, è differente la materia
di cose corporali dalla de cose incorporee. Tutto dunque
lo che apportate de lo esser causa costitutiva di natura
corporea, de l'esser soggetto de trasmutazioni de tutte
sorti e de l'esser parte di composti, conviene a questa materia
per la raggione propria. Perché la medesima materia
(voglio dir piú chiaro) il medesimo che può esser fatto o
pur può essere, o è fatto, è per mezzo de le dimensioni ed
extensioni del suggetto, e quelle qualitadi che hanno l'essere
nel quanto; e questo si chiama sustanza corporale e
suppone materia corporale; o è fatto (se pur ha l'essere
di novo) ed è senza quelle dimensioni, extensione e qualità;
e questo si dice sustanza incorporea, e suppone similmente
detta materia. Cossí ad una potenza attiva tanto di cose
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corporali quanto di cose incorporee, over ad un essere
tanto corporeo quanto incorporeo, corrisponde una potenza
passiva tanto corporea quanto incorporea, e un posser
esser tanto corporeo quanto incorporeo. Se dunque vogliamo
dir composizione tanto ne l'una quanto ne l'altra
natura, la doviamo intendere in una ed un'altra maniera;
e considerar che se dice nelle cose eterne una materia sempre
sotto un atto, e che nelle cose variabili sempre contiene
or uno or un altro; in quelle la materia ha, una volta,
sempre ed insieme tutto quel che può avere, ed è tutto
quel che può essere; ma questa in piú volte, in tempi
diversi, e certe successioni.
      Dicsono. Alcuni, quantunque concedano essere materia
nelle cose incorporee, la intendono però secondo una raggione
molto diversa.
      Teofilo. Sia quantosivoglia diversità secondo la raggion
propria, per la quale l'una descende a l'esser corporale e
l'altra non, l'una riceve qualità sensibili e l'altra non, e non
par che possa esser raggione comune a quella materia a
cui ripugna la quantità ed esser suggetto delle qualitadi
che hanno l'essere nelle demensioni, e la natura a cui non
ripugna l'una né l'altra, anzi l'una e l'altra è una medesima,
e che (come è piú volte detto) tutta la differenza depende
dalla contrazione a l'essere corporea e non essere corporea.
Come nell'essere animale ogni sensitivo è uno; ma, contraendo
quel geno a certe specie, ripugna a l'uomo l'esser leone,
e a questo animale l'esser quell'altro. E aggiungo a questo,
se 'l ti piace, perché mi direste, che quello che giamai è,
deve essere stimato piú tosto impossibile e contra natura
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che naturale; e però, giamai trovandosi quella materia
dimensionata, deve stimarsi che la corporeità gli sia contra
natura; e se questo è cossí non è verisimile che sia una
natura comune a l'una e l'altra, prima che l'una se intenda
esser contratta a l'esser corporea, aggiungo, dico, che non
meno possiamo attribuir a quella materia la necessità de
tutti gli atti dimensionali che, come voi vorreste, la impossibilità.
Quella materia per esser attualmente tutto
quello che può essere, ha tutte le misure, ha tutte le specie
di figure e di dimensioni; e perché le ave tutte, non ne ha
nessuna, perché quello che è tante cose diverse, bisogna
che non sia alcuna di quelle particolari. Conviene a quello
che è tutto, che escluda ogni essere particolare.
Bruno Causa 302-303-304