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dialogo quarto

      Filoteo. Non son dunque infiniti gli mondi di sorte con
cui è imaginato il composto di questa terra circondato da
tante sfere, de quali altre contegnano un astro, altre astri
innumerabili: atteso che il spacio è tale per quale possano
discorrere tanti astri; ciascuno di questi è tale, che può
da per se stesso e da principio intrinseco muoversi alla
comunicazion di cose convenienti; ognuno di essi è tanto
ch'è sufficiente, capace e degno d'esser stimato un mondo;
non è di loro chi non abbia efficace principio e modo di
continuar e serbar la perpetua generazione e vita d'innumerabili
ed eccellenti individui. Conosciuto che sarà che
l'apparenza del moto mondano è caggionata dal vero moto
diurno della terra (il quale similmente si trova in astri
simili) non sarà raggione che ne costringa a stimar l'equidistanza
de le stelle, che il volgo intende in una ottava
sfera come inchiodate e fisse; e non sarà persuasione che ne
impedisca di maniera, che non conosciamo che de la distanza
di quelle innumerabili sieno differenze innumerabili di
lunghezza di semidiametro. Comprenderemo, che non
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son disposti gli orbi e sfere nell'universo, come vegnano
a comprendersi l'un l'altro, sempre oltre ed oltre essendo
contenuto il minore dal maggiore, per esempio, gli squogli
in ciascuna cipolla; ma che per l'etereo campo il caldo ed
il freddo, diffuso da' corpi principalmente tali, vegnano
talmente a contemperarsi secondo diversi gradi insieme,
che si fanno prossimo principio di tante forme e specie
di ente.
      Elpino. Su, di grazia, vengasi presto alla risoluzion
delle raggioni di contrarii, e massime d'Aristotele, le quali
son piú celebrate e piú famose, stimate della sciocca moltitudine
con le perfette demostrazioni. Ed a fin che non
paia che si lasce cosa a dietro, io referirò tutte le raggioni
e sentenze di questo povero sofista, e voi una per una le
considerarete.
      Filoteo. Cossí si faccia.
      Elpino. È da vedere, dice egli nel primo libro del suo
Cielo e mondo, se estra questo mondo sia un altro.
      Filoteo. Circa cotal questione sapete, che differentemente
prende egli il nome del mondo e noi; perché
noi giongemo mondo a mondo, come astro ad astro in questo
spaciosissimo etereo seno, come è condecente anco ch'abbiano
inteso tutti quelli sapienti ch'hanno stimati mondi
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innumerabili ed infiniti. Lui prende il nome del mondo
per un aggregato di questi disposti elementi e fantastici
orbi sino al convesso del primo mobile, che, di perfetta
rotonda figura formato, con rapidissimo tratto tutto rivolge,
rivolgendosi egli, circa il centro, verso il qual noi
siamo. Però sarà un vano e fanciullesco trattenimento, se
vogliamo raggion per raggione aver riguardo a cotal fantasia;
ma sarà bene ed espediente de resolvere le sue raggioni
per quanto possono esser contrarie al nostro senso,
e non aver riguardo a ciò che non ne fa guerra.
Bruno Inf 471-472-473