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      Dicsono. Benché in quel ch'avete detto con brevità,
abbiate apportate molte e forte raggioni per venire a conchiudere
che una sia la materia, una la potenza per la
quale tutto quel che è, è in atto; e non con minor raggione
conviene alle sustanze incorporee che alle corporali, essendo
che non altrimente quelle han l'essere per lo possere essere,
che queste per lo posser essere hanno l'essere, e che oltre,
per altre potenti raggioni (a chi potentemente le considera
e comprende) avete dimostrato; tuttavia (se non per la
perfezione della dottrina, per la chiarezza di quella) vorei
che in qualch'altro modo specificaste: come ne le cose eccellentissime,
quali sono le incorporee, si trova cosa informe
e indefinita? come può ivi essere raggione di medesima
materia e che, per advenimento della forma e atto, medesimamente
non si dicono corpi? come, dove non è mutazione,
generazione né corrozione alcuna, volete che sia
materia, la quale mai è stata posta per altro fine? come
potremo dire la natura intelligibile esser semplice, e dir
che in quella sia materia e atto? Questo non lo dimando
per me, al quale la verità è manifesta, ma forse per altri,
che possono essere piú morosi e difficili, come, per esempio,
maestro Poliinnio e Gervasio.
      Poliinnio. Cedo.
      Gervasio. Accepto, e vi ringrazio, Dicsone, perché considerate
la necessità di quei che non hanno ardire di dimandare,
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come comporta la civiltà de le mense oltramontane;
ove, a quei che siedono gli secondi non lice stender le dita
fuor del proprio quadretto o tondo, ma conviene aspettar
che gli sia posto in mano, a fin che non prenda boccone,
che non sia pagato col suo «gran mercé».
Bruno Causa 301-302