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      Saulino. Dite le cose che sono.
      Sofia. - Voglio, disse il padre, in prima, che tu, Povertà,
sii oculata, e sappi ritornar facilmente là d'onde
tal volta ti partiste, e discacciar con maggior possa la Ricchezza;
che per il contrario tu vegni scacciata da quella
la qual voglio che sia perpetuamente cieca. Appresso voglio
che tu, Povertà, sii alata, destra ed ispedita per le piume
che son fatte d'aquila o avoltore; ma ne li piedi voglio
che sii come un vecchio bove che tira il grave aratro, che
profonda ne le vene de la terra: e la Ricchezza, per il contrario,
abbia l'ali tarde e gravi, accomodandosi quelle
d'un'oca o cigno; ma gli piedi sieno di velocissimo corsiero
o cervio, a fine che, quando lei fugge da qualche parte
adoprando gli piedi, tu con il batter de l'ali vi ti facci presente;
ed onde tu con opra de le ali tue disloggi, quella
possa succedere con l'uso di suoi piedi: di maniera che con
quella medesima prestezza che da lei sarai fuggita o perseguitata,
tu vegni a perseguitarla e fuggirla.
      Saulino. Perché non le fa o ambe due bene in piuma,
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o ambe due bene in piedi, se niente meno se potrebbono
accordare di perseguitarsi e fuggirsi, o tardi o presto?
      Sofia. Perché, andando la Ricchezza sempre carca,
viene per la soma a impacciar alcunamente l'ali, e la Povertà,
andando sempre discalza, facilmente per ruvidi camini
viene ad essere offesa negli piedi: però questa in vano
arrebe le piante, e quella le piume veloci.
      Saulino. Questa risoluzione mi contenta. Or séguita.
Bruno Best 675-676