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      Smitho. Bastava dirgli, che parlasse a proposito.
      Teofilo. Or qua nessuno di circostanti fu tanto ignorante,
che col viso e gesti non mostrasse aver capito, che
costui era una gran pecoraccia aurati ordinis.
      Frulla. Idest il tosone.
      Teofilo. Pure, per imbrogliar il negocio, pregorno il
Nolano, che esplicasse quello che lui volea defendere, perché
il prefato dottor Torquato argumentarebbe. Rispose il
Nolano, che lui s'avea troppo esplicato e che, se gli argumenti
degli aversarii erano scarsi, questo non procedeva
per difetto di materia, come può essere a tutti ciechi manifesto.
Pure, di nuovo gli confirmava, che l'universo è infinito;
e che quello costa d'una inmensa eterea reggione;
è veramente un cielo, il quale è detto spacio e seno, in cui
sono tanti astri, che hanno fissione in quello, non altrimente
che la terra: e cossí la luna, il sole ed altri corpi innumerabili
sono in questa eterea reggione, come veggiamo essere
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la terra; e che non è da credere altro firmamento, altra base,
altro fundamento, ove s'appoggino questi grandi animali
che concorreno alla constituzion del mondo, vero soggetto
ed infinita materia della infinita divina potenza attuale;
come bene ne ha fatto intendere tanto la regolata raggione
e discorso, quanto le divine rivelazioni, che dicono non
essere numero de' ministri de l'Altissimo, al quale migliaia
de migliaia assistono, e diece centenaia de migliaia gli amministrano.
Bruno Cena 130-131