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      IX. Cicada. E mi par, che a quel ch'ora è detto abbia
certa consequenza e simbolo l'impresa ch'io veggio nel
seguente scudo, dov'è una ruvida e ramosa quercia piantata,
contra la quale è un vento che soffia, ed ha circonscritto
il motto: Ut robori robur. Ed appresso è affissa la tavola
che dice:
      Annosa quercia, che gli rami spandi
A l'aria, e fermi le radici 'n terra;
Né terra smossa, né gli spirti grandi,
Che da l'aspro Aquilon il ciel disserra,
      Né quanto fia ch'il vern'orrido mandi,
Dal luogo ove stai salda, mai ti sferra;
Mostri della mia fé ritratto vero,
Qual smossa mai strani accidenti fêro.
      Tu medesmo terreno
Mai sempre abbracci, fai colto e comprendi,
E di lui per le viscere distendi
      Radici grate al generoso seno:
I'ad un sol oggetto
Ho fisso il spirto, il senso e l'intelletto.

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      Tansillo. Il motto è aperto, per cui si vanta il furioso
d'aver forza e robustezza, come la rovere; e come quell'altro,
essere sempre uno al riguardo da l'unica fenice;
e come il prossimo precedente conformarsi a quella luna
che sempre tanto splende, e tanto è bella; o pur non assomigliarsi
a questa antictona tra la nostra terra ed il sole,
in quanto ch'è varia a' nostri occhi, ma in quanto sempre
riceve ugual porzion del splendor solare in se stessa; e per
ciò cossí rimaner constante e fermo contra gli Aquiloni e
tempestosi inverni per la fermezza ch'ha nel suo astro in
cui è piantato con l'affetto ed intenzione, come la detta
radicosa pianta tiene intessute le sue radici con le vene
de la terra.
      Cicada. Piú stimo io l'essere in tranquillità e fuor di
molestia che trovarsi in una sí forte toleranza.
      Tansillo. È sentenza d'epicurei la qual, se sarà bene
intesa, non sarà giudicata tanto profana quanto la stimano
gli ignoranti; atteso che non toglie che quel ch'io ho detto
sia virtú, né pregiudica alla perfezione della constanza,
ma piú tosto aggionge a quella perfezione che intendeno
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gli volgari: perché lui non stima vera e compita virtú di
fortezza e constanza quella che sente e comporta gl'incommodi,
ma quella che non sentendoli le porta; non stima
compíto amor divino ed eroico quello che sente il sprone,
freno o rimorso o pena per altro amore, ma quello ch'a
fatto non ha senso de gli altri affetti; onde talmente è gionto
ad un piacere che non è potente dispiacere alcuno a distorlo
o far cespitare in punto. E questo è toccar la somma beatitudine
in questo stato, l'aver la voluptà e non aver senso
di dolore.
      Cicada. La volgare opinione non crede questo senso
d'Epicuro.
      Tansillo. Perché non leggono gli suoi libri, né quelli
che senza invidia apportano le sue sentenze, al contrario
di color che leggono il corso de sua vita ed il termine de
la sua morte; dove con queste paroli dettò il principio
del suo testamento: Essendo ne l'ultimo e
medesimo felicissimo giorno de nostra
vita, abbiamo ordinato questo con
mente quieta, sana e tranquilla; perché
quantunque grandissimo dolor de pietra
ne tormentasse da un canto, quel
tormento tutto venea assorbito dal
piacere de le nostre invenzioni e la
considerazion del fine
. Ed è cosa manifesta,
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che non ponea felicità piú che dolore nel mangiare,
bere, posare e generare, ma in non sentir fame, né sete,
né fatica, né libidine. Da qua considera qual sia secondo
noi la perfezion de la constanza: non già in questo che
l'arbore non si fracasse, rompa o pieghe; ma in questo
che né manco si muova: alla cui similitudine costui tien
fisso il spirto, senso ed intelletto, là dove non ha sentimento
di tempestosi insulti.
      Cicada. Volete dunque che sia cosa desiderabile il comportar
de tormenti, perché è cosa da forte?
      Tansillo. Questo che dite comportare è parte
di constanza e non è la virtude intiera; ma questo che dico
fortemente comportare ed Epicuro disse non
sentire
. La qual privazion di senso è caggionata da
quel che tutto è stato absorto dalla cura della virtude,
vero bene e felicitade. Qualmente Regolo non ebbe senso
de l'arca, Lucrezia del pugnale, Socrate del veleno, Anaxarco
de la pila, Scevola del fuoco, Cocle de la voragine,
ed altri virtuosi d'altre cose che massime tormentano e
dànno orrore a persone ordinarie e vili.
      Cicada. Or passate oltre.
Bruno Furori 1051-1052-1053-1054