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      Dicsono. So che questo è detto da voi con riverenza;
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perché sapete che non vi conviene di mendicar raggioni
da tai luoghi che son fuori de la nostra messe.
      Teofilo. Voi dite bene e vero; ma io non allego quello
per raggione e confirmazione, ma per fuggir scrupolo, quanto
posso; perché non meno temo apparere, che essere contrario
alla teologia.
      Dicsono. Sempre da' discreti teologi ne saranno admesse
le raggioni naturali, quantunque discorrano, pur che non
determinino contra l'autorità divina, ma si sottomettano
a quella.
      Teofilo. Tali sono e saranno sempre le mie.
      Dicsono. Bene, dunque seguite.
      Teofilo. Plotino ancora dice nel libro De la materia,
che, «se nel mondo intelligibile è moltitudine e pluralità
di specie, è necessario che vi sia qualche cosa comune,
oltre la proprietà e differenza di ciascuna di quelle: quello
che è comune, tien luogo di materia, quello che è proprio
e fa distinzione, tien luogo di forma». Gionge che, «se
questo è a imitazion di quello, la composizion di questo è
a imitazion della composizion di quello. Oltre, quel mondo,
se non ha diversità, non ha ordine; se non ha ordine, non
ha bellezza e ornamento; tutto questo è circa la materia».
Per il che il mondo superiore non solamente deve esser
stimato per tutto indivisibile, ma anco per alcune sue
condizioni divisibile e distinto: la cui divisione e distinzione
non può esser capita senza qualche soggetta materia.
E benché dichi che tutta quella moltitudine conviene in
uno ente impartibile e fuor di qualsivoglia dimensione,
quello dirò essere la materia, nel quale si uniscono tante
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forme. Quello, prima che sia conceputo per vario e multiforme,
era in concetto uniforme, e prima che in concetto
formato, era in quello informe.
Bruno Causa 299-300-301