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      Saulino. La Povertà che disse?
      Sofia. Disse: - Non mi par cosa degna, o dei (se pur
il mio parer ha luogo, e non sono a fatto priva di giudicio),
che la condizion mia debba essere al tutto simile a quella
de la Ricchezza. - A cui rispose Momo: - Da l'antecedente,
che versate nel medesimo teatro e rapresentate la
medesima tragedia o comedia, non devi tirar questa consequenza,
che vengate ad essere di medesima condizione,
quia contraria versantur circa idem. - Vedo, o Momo,
disse la Povertà, che tu ti burli di me; che anco tu, che
fai professione de dir il vero e parlar ingenuamente, mi
dispreggi; e questo non mi par che sia il tuo dovero, perché
la Povertà è piú degnamente difesa tal volta, anzi il piú
de le volte, che la Ricchezza. - Che vuoi che ti faccia,
rispose Momo, se tu sei povera a fatto a fatto? La Povertà
non è degna de difensione, se è povera di giudizio, di raggione,
di meriti e di sillogismi, come sei tu, che m' hai
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ridutto a parlar ancor per le regole analittiche delli Priori
e Posteriori d' Aristotele. -
      Saulino. Che cosa me dici, Sofia? Dunque li dei prendeno
qualche volta Aristotele in mano? studiano verbigrazia
ne gli filosofi?
      Sofia. Non ti dirò di vantaggio di quel ch' è su la Pippa,
la Nanna, l'Antonia, il Burchiello, l'Ancroia, ed un altro
libro, che non si sa, ma è in questione s' è di Ovidio o Virgilio,
ed io non me ne ricordo il nome, ed altri simili.
Bruno Best 672-673