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      Filoteo. Sin ora costui ha mostrato d'aver poca dottrina,
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ora ne vuol far conoscere che ha poca discrezione e non è
dotato di civilità.
      Elpino. Ha buona voce, e disputa piú gargliardamente
che se fusse un frate di zoccoli. Burchio mio caro, io lodo
molto la constanza della tua fede. Da principio dicesti che,
ancor che questo fusse vero, non lo volevi credere.
      Burchio. Sí, piú tosto voglio ignorar con molti illustri e
dotti, che saper con pochi sofisti, quali stimo sieno questi
amici.
      Fracastorio. Malamente saprai far differenza tra dotti e
sofisti, se vogliamo credere a quel che dici. Non sono illustri
e dotti quei che ignorano; quei che sanno, non sono sofisti.
      Burchio. Io so che intendete quel che voglio dire.
      Elpino. Assai sarrebe se noi potessimo intendere quel
che dite, perché voi medesimo arrete gran fatica per intender
quel che volete dire.
      Burchio. Andate, andate, piú dotti ch'Aristotele; via,
via, piú divini che Platone, piú profondi ch'Averroe, piú
giudiciosi de sí gran numero de filosofi e teologi di tante
etadi e tante nazioni, che l'hanno commentati, admirati
e messi in cielo. Andate voi, che non so chi siete e d'onde
uscite, e volete presumere di opporvi al torrente di tanti
gran dottori!
      Fracastorio. Questa sarrebe la meglior di quante n'avete
fatte, se fusse una raggione.
      Burchio. Tu sareste piú dotto ch'Aristotele, se non fussi
una bestia, un poveraccio, mendico, miserabile, nodrito di
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pane di miglio, morto di fame, generato da un sarto, nato
d'una lavandaria, nipote a Cecco ciabattino, figol di Momo,
postiglion de le puttane, fratel di Lazaro che fa le scarpe
a gli asini. Rimanete con cento diavoli ancor voi, che non
siete molto megliori che lui!
      Elpino. Di grazia, magnifico signore, non vi prendiate
piú fastidio di venire a ritrovarne, e aspettate che noi
vengamo a voi.
      Fracastorio. Voler con piú raggioni mostrar la veritade
a simili, è come se con piú sorte di sapone e di lescía piú
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volte se lavasse il capo a l'asino; ove non se profitta piú
lavando cento che una volta, in mille che in un modo,
ove è tutto uno l'aver lavato e non l'avere.
      Filoteo. Anzi, quel capo sempre sarà stimato piú sordido
in fine del lavare che nel principio ed avanti: perché con
aggiongervi piú e piú d'acqua e di profumi, si vegnono
piú e piú a commovere i fumi di quel capo, e viene a sentirsi
quel puzzo che non si senteva altrimente; il quale
sarà tanto piú fastidioso, quanto da liquori piú aromatichi
vien risvegliato. - Noi abbiamo molto detto oggi; mi rallegro
molto della capacità di Fracastorio e del maturo
vostro giudizio, Elpino. Or, poi ch'avemo discorso circa
l'essere, il numero e qualità de gl'infiniti mondi, è bene
che domani veggiamo, se vi son raggioni contrarie, e quali
sieno quelle.
      Elpino. Cossí sia.
      Fracastorio. Adio.
Fine del terzo dialogo.

Bruno Inf 467-468-469-470