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      Sofia. Non sí tosto la Povertà vedde la Ricchezza, sua
nemica, esclusa, che con una piú che povera grazia si fece
innante; e disse che per quella raggione, che facea la Ricchezza
indegna di quel loco, lei ne dovea essere stimata
degnissima, per esser contraria a colei. A cui rispose Momo:
- Povertà, Povertà, tu non sareste al tutto Povertà,
se non fussi ancora povera d'argumenti, sillogismi e buone
consequenze. Non per questo, o misera, che siete contrarie,
séguita che tu debbi essere investita di quello che lei è
dispogliata o priva, e tu debbi essere quel tanto che lei
non è: come, verbigrazia (poi che bisogna donartelo ad
intendere con essempio), tu devi essere Giove e Momo,
perché lei non è Giove né Momo: ed in conclusione ciò
che si niega di quella, debba essere affirmato di te; perché
quelli che son piú ricchi de dialettica che tu non sei, sanno
che li contrarii non son medesimi con positivi e privativi,
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contradittorii, varii, differenti, altri, divisi, distinti e diversi.
Sanno ancora che per raggione di contrarietà séguita,
che non possiate essere insieme in un loco; ma non
che, dove non è quella e non può esser quella, sii tu, o possi
esser tu. - Qua risero tutti li dei, quando veddero Momo
voler insegnar logica a la Povertà; ed è rimasto questo
proverbio in cielo: Momo è maestro de la Povertà,
o ver: Momo insegna dialettica a
la Povertà
. E questo lo dicono, quando vogliono
delleggiar qualche fatto scontrafatto. - Che dunque ti
par che si debba far di me, o Momo? - disse la Povertà. -
Determina presto, perché io non sono sí ricca di paroli
e concetti che possa disputar con Momo, né sí copiosa
d'ingegno che possa molto imparar da lui.
Bruno Best 670-671